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Reverse Charge


Con la finalità di contrastare i fenomeni di evasione che si manifestano nel comparto dell’edilizia, a decorrere dal 1° gennaio 2007, si è reso applicabile il meccanismo dell’inversione contabile (c.d. reverse charge) delle prestazioni di servizi effettuate nel settore edile dai subappaltatori (art.17 sesto comma del DPR 633/1972). 

L’applicazione del meccanismo dell’inversione contabile, in sostanza, comporta che il destinatario della prestazione e della cessione di beni, soggetto passivo d’imposta nel territorio dello Stato, sia obbligato all’assolvimento dell’imposta, in luogo del cedente o prestatore. In deroga quindi alle generali regole applicative dell’IVA, si invertono i ruoli tra subappaltatore e committente:

  • i prestatori dei servizi (subappaltatori) sono tenuti ad emettere fattura senza addebito d’imposta, con l’osservanza delle disposizioni di cui agli artt. 21 e ss., D.P.R. 633 e con l’indicazione della norma che prevede l’applicazione del reverse-charge (art.17 sesto comma del DPR 633/1972)
  • il committente dovrà:

a) integrare la fattura con l’indicazione dell’aliquota e della relativa imposta;

b) annotarla nel registro delle fatture emesse o in quello dei corrispettivi entro il mese di ricevimento ovvero anche successivamente, ma comunque entro quindici giorni dal ricevimento e con riferimento al relativo mese;

c) annotare lo stesso documento, ai fini della detrazione, anche nel registro degli acquisti.

L’applicazione di tale meccanismo determina una naturale fisiologica formazione di credito IVA in capo ai subappaltatori. Per far fronte a ciò è stata resa possibile la facoltà di:

  • chiedere il rimborso dell’eccedenza detraibile risultante dalla dichiarazione annuale IVA anche nelle ipotesi in cui, nel settore edile, siano rese le prestazioni di servizi assoggettate al regime del reverse charge. L’eccedenza annuale d’imposta detraibile, può essere chiesta a rimborso ai sensi dell’art. 30, c. 3, lett. a), D.P.R. 633/1972, qualora l’aliquota mediamente applicata sugli acquisti e sulle importazioni superi quella mediamente applicata su tutte le operazioni attive effettuate, comprese le operazioni in esame, da conteggiare ad aliquota zero, maggiorate del 10%
  • chiedere il rimborso del credito IVA in relazione a periodi inferiori all’anno (art. 38-bis, c. 2, D.P.R. 633/1972) per i contribuenti che abbiano effettuato esclusivamente o prevalentemente operazioni attive ad aliquote più basse rispetto a quelle gravanti sugli acquisti e sulle importazioni. Parimenti è possibile, in alternativa, richiedere la compensazione infrannuale del credito IVA con altri tributi e contributi. L’istituto della compensazione costituisce una modalità per il recupero del credito IVA (che emerge in corso d’anno) alternativa rispetto alla richiesta di rimborso infrannuale. In tutti e due i casi, la richiesta di rimborso/compensazione infrannuale deve essere presentata all’ufficio dell’Agenzia delle Entrate competente entro l’ultimo giorno del mese successivo al trimestre di riferimento.

In conclusione riteniamo utile evidenziare quanto ribadito dalla Risoluzione 255/E del 20 giugno 2008 dove l’Agenzia delle Entrate indica come il meccanismo dell'inversione contabile si applichi nel solo caso in cui i soggetti subappaltatori rendano prestazioni di servizi, compresa la manodopera, a imprese del comparto  dell'edilizia che si pongono quali appaltatori o, a loro volta, subappaltatori, in relazione alla realizzazione dell'intervento edilizio. Restano, invece, escluse dal predetto meccanismo le forniture di beni con posa in opera,  in  quanto la  posa in opera assume una funzione accessoria rispetto alla cessione del bene.

Quanto sopra porta a dire che ove la società Alfa sottoscriva un contratto di fornitura con posa in  opera e successivo affidi a terzi  dei lavori per la posa in opera mediante contratto di subappalto, il meccanismo dell'inversione  contabile  non trova applicazione, in quanto la società Alfa non può qualificarsi appaltatore posto che la stessa stipula con il committente un contratto di fornitura con posa in opera, le cui prestazioni sono espressamente escluse dal sistema del reverse charge, stante la loro equiparazione alle cessioni di beni. Pertanto, per  le  prestazioni effettuate direttamente nei confronti del committente, la società Alfa emetterà fattura con IVA esposta secondo le regole  ordinarie previste dall'art.17 sesto comma del DPR 633/1972 ed  anche l'impresa cui è stata affidata la posa in opera emetterà fattura secondo le regole ordinarie.                                    

Discorso analogo vale per il caso in cui la società Alfa stipuli un contratto di appalto direttamente con il committente e successivamente venga conferita in subappalto ad altra impresa di lavori la posa in opera di alcuni beni. Le medesime   argomentazioni   varrebbero  ad  escludere  il  meccanismo  del reverse charge  anche  in questo secondo caso,  in  cui  la società stipula  con  il  committente  un  contratto  di appalto ed affida l'esecuzione  dei  lavori  di  posa  in  opera  a  terzi sulla base di  contratti di subappalto. Infatti, anche  in  tal  caso,  a  prescindere dalla qualificazione giuridica data al  contratto  dalle  parti,  lo  stesso si sostanzia in un contratto di fornitura con  posa  in opera se e nei limiti in cui le prestazioni, relative alla posa  in  opera medesima, assumono una funzione accessoria rispetto alla cessione dei beni prodotti dalla società Alfa.

Riflessi della generalizzazione dell’obbligo di fatturazione elettronica dal 2019

Dal 1° gennaio 2019, con la generalizzazione dell’obbligo di emissione della fattura elettronica occorre distinguere a seconda della tipologia di reverse charge, se interno o esterno.

Nei casi di reverse charge “interno”, cioè con controparti italiane, l’integrazione può essere effettuata predisponendo un ulteriore documento da allegare al file della fattura elettronica e ad essa riferibile, che contenga i dati indispensabile per l’inversione contabile. Tale documento, per consuetudine, viene chiamato “autofattura” poiché contiene i dati tipici di una fattura e, in particolare, la partita IVA del soggetto tenuto all’integrazione, sia nel campo del cedente/prestatore che in quello del cessionario/committente. Il predetto documento può essere inviato al Sistema di Interscambio (SdI) e, nel caso in cui l’operatore aderisca al servizio di conservazione gratuito dell’Agenzia delle Entrate, sarà automaticamente oggetto di conservazione sostitutiva.

Nei casi di reverse charge “esterno”, che ricorrono quando il cedente/prestatore è un soggetto non stabilito in Italia, non è previsto l’obbligo di fatturazione elettronica, per cui le relative operazioni vanno comunicate telematicamente all’Agenzia delle Entrate in base all’art. 1, comma 3-bis, del DLgs. n. 127/2015 (cd. “esterometro”).

 

Reverse charge telefonia

Con Decisione di esecuzione del Consiglio del 22 novembre 2010, n. 2010/710/UE, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea del 25 novembre 2010,  ed in accordo con quanto previsto dalla L. 296/2006, l’Italia è stata autorizzata, in deroga al principio di carattere generale secondo cui debitore d’imposta nei confronti dell’Erario, ai fini IVA, è il soggetto che effettua la cessione di beni o la prestazione di servizi, a designare quale debitore dell’IVA il soggetto passivo destinatario della cessione dei seguenti beni:

 -  telefoni cellulari (compresi gli smartphone), concepiti come dispositivi fabbricati o adattati per essere connessi a una rete munita di licenza e funzionanti a frequenze specifiche, con o senza altro utilizzo;

 -  dispositivi a circuito integrato quali microprocessori e unità centrali di elaborazione prima della loro installazione in prodotti destinati al consumatore finali.

Rimangono quindi esclusi dalla novità sia i computer che gli accessori della telefonia salvo che, questi ultimi, non siano venduti nella stessa confezione del telefono.
Il nuovo obbligo ha trovato applicazione dalle cessioni effettuate dal 1° aprile 2011; è stato inoltre previsto che l’applicazione del meccanismo dell’inversione contabile, ai sensi del citato art.17 sesto comma del DPR 633/1972, trovi applicazione per le sole cessioni dei beni effettuate nella fase distributiva che precede il commercio al dettaglio.

L’applicazione del meccanismo dell’inversione contabile comporta che il destinatario della cessione, se soggetto passivo d’imposta nel territorio dello Stato, è obbligato all’assolvimento dell’imposta, in luogo del cedente. Pertanto, i cedenti dei beni in argomento sono tenuti ad emettere fattura senza addebito d’imposta, con l’osservanza delle disposizioni di cui agli artt. 21 e ss. del D.P.R. n. 633 del 1972 e con l’indicazione della norma che prevede l’applicazione del reverse charge (art. 17, c. 6, lett. c). Il committente è chiamato ad integrare la fattura con l’indicazione dell'aliquota e della relativa imposta e annotarla nel registro delle fatture emesse o in quello dei corrispettivi, di cui agli artt. 23 e 24 del D.P.R. n. 633 del 1972, entro il mese di ricevimento ovvero anche successivamente, ma comunque entro quindici giorni dal ricevimento e con riferimento al relativo mese; lo stesso documento, ai fini della detrazione, è annotato anche nel registro degli acquisti di cui all’art. 25 del D.P.R. n. 633 del 1972.

Si evidenzia che il meccanismo del reverse charge non trova applicazione per le cessioni di beni effettuate da soggetti che operano nel regime dei c.d. “contribuenti minimi”. È previsto, tuttavia, l’obbligo di certificazione del corrispettivo, che dovrà essere eseguito dal cedente senza recare l’addebito dell’imposta. Qualora il contribuente minimo assuma la veste di cessionario dei beni in esame, la fattura emessa nei suoi confronti in regime di reverse charge comporta l’obbligo di integrazione del documento e di versamento dell’imposta entro il giorno 16 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione.

 

Le novità della Legge di Stabilità 2015 

La Legge di Stabilità 2015 (Legge 190/2014), pubblicata con GU n°300 del 29 dicembre 2014, ha apportato alcune modifiche all'art.17 sesto comma del DPR 633/1972.

L'art.1 comma 629 lettera a) della legge, infatti, ha esteso l'applicazione dell'inversione contabile, alle seguenti prestazioni di servizi e cessioni di beni a partire dal 1°gennaio 2015:

  • (quando relativi ad edifici) i servizi di pulizia, i servizi di demolizione ed i servizi di installazione di impianti;
  • trasferimenti di quote di emissione di gas ad effetto serra di cui all'art.3 della Direttiva 2003/87/CE;
  • trasferimenti di certificati relativi al gas e all'energia elettrica e di altre unità che possono essere utilizzate dai gestori per conformarsi alla citata direttiva 2003/87/CE;
  • cessioni di gas ed energia elettrica a soggetti passivi-rivenditori ai sensi dell'art.7-bis comma 3 lettera a) del DPR 633/1972, ossia quei soggetti la cui attività principale è costituita dalla rivendita di gas, energia elettrica, calore o freddo (il cui consumo personale è trascurabile);
  • cessioni di beni effettuate a supermercati (codice ATECO 47.11.2), ipermercati (codice ATECO 47.11.1) e discount alimentari (codice ATECO 47.11.3), quest'ultima mai entrata in vigore per diniego dell'autorizzazione espresso dalla Commissione europea.

 

Le novità della Legge di Stabilità 2016

La Legge di Stabilità 2016 (Legge 208/2015), pubblicata con GU n. 302 del 30 dicembre 2015, ha riscritto l'art. 26 del DPR 633/1972, riguardante l'emissione delle note di varazione ai fini IVA: in tema di reverse charge viene previsto che il cliente che ha effettuato un acquisto applicando il meccanismo dell'inversione contabile (qualsiasi ipotesi di reverse charge di cui agli art. 17 e 74 del DPR 633/1972, ovvero dell'art. 44 del DL 331/1993), in caso di rettifica dell'operazione originaria di acquisto, potrà operare la variazione ai fini IVA ai sensi del nuovo comma 10, dell'art. 26 DPR 633/1972.

Si ricorda che la registrazione di una fattura in reverse charge, nei casi ordinari ha un effetto neutrale ai fini del versamento dell'imposta per il cessionario o committente dell'operazione, poichè comporta la contestuale registrazione a credito e a debito dell'IVA; in tali circostanze, anche l'eventuale nota di variazione dell'operazione originaria avrà un effetto neutrale ai fini IVA per il cessionario o committente dell'operazione. 

In presenza invece di una condizione d'indetraibilità dell'IVA (ad esempio a causa del pro-rata), il cliente dell'operazione, nella fase iniziale di applicazione del reverse charge avrà dovuto versare l'imposta a debito senza poter detrarre l'IVA a credito: in questi casi, le nuove ipotesi riguardanti le note di variazione, disposte dal novellato articolo 26 del Decreto IVA, consentono al cessionario o committente di recuperare l'IVA versata tramite la registrazione della nota di variazione ai fini IVA.

 

Prestazioni rese dai consorziati al consorzio aggiudicatario di una commessa pubblica

La lett. a-quater) dell’art. 17, comma 6, del D.P.R. n. 633/1972, aggiunta dall’art. 1, comma 128, della L. n. 208/2015 (Legge di Stabilità 2016), estende il meccanismo del reverse charge alle prestazioni di servizi rese dalle imprese consorziate al consorzio di appartenenza che, risultando aggiudicatario di una commessa nei confronti dell’ente pubblico, deve emettere fattura con il regime dello split payment, di cui all’art. 17-ter dello stesso D.P.R. n. 633/1972.

La norma prosegue specificando che l’efficacia della disposizione è subordinata al rilascio, da parte del Consiglio dell’Unione europea, dell’autorizzazione di una misura di deroga ai sensi dell’art. 395 della Direttiva n. 2006/112/CE.

Con la comunicazione COM(2018) 484 del 21 giugno 2018, la Commissione europea ha negato l’autorizzazione all’applicazione del sistema del reverse charge, ritenendo che l’Italia non ha dimostrato né la natura, né la portata degli eventuali problemi di frode derivanti dal rapporto tra i consorzi e i consorziati, per cui non sussistono i presupposti per il rilascio dell’autorizzazione.

 

Proroga del reverse charge “facoltativo”

In vista della scadenza, fissata al 31 dicembre 2018, dell’applicazione temporanea del meccanismo di reverse charge “facoltativo” di cui agli art. 199-bis e 199-ter della Direttiva n. 2006/112/CE e del meccanismo di reazione rapida contro le frodi, di cui al successivo art. 199-ter della stessa Direttiva n. 2006/112/CE, la Direttiva n. 2018/1695/UE del 6 novembre 2018 ha esteso il periodo temporale di applicazione di tali disposizioni dal 31 dicembre 2018 al 30 giugno 2022, vale a dire fino all’entrata in vigore del regime definitivo dell’IVA (prevista per l’1 luglio 2022), eliminando al contempo, per quanto riguarda il meccanismo del reverse charge previsto dall’art. 199-bis, il requisito del periodo minimo di due anni. 

L’estensione temporale del sistema di inversione contabile interesserà anche l’Italia, che ha esercitato la facoltà prevista dalla normativa IVA in riferimento, per esempio, ai trasferimenti di quote di emissioni di gas a effetto serra, alle cessioni di certificati relativi al gas e all’energia elettrica, nonché alle cessioni di dispositivi a circuito integrato, tablet PC, laptop e console da gioco. A tal fine, l’art. 2, comma 2-bis, del D.L. n. 119/2018, ha prorogato l’applicazione del sistema dell’inversione contabile dal 31 dicembre 2018 al 30 giugno 2022, in linea con la facoltà concessa dalla normativa comunitaria.

 

Generalizzazione dell’obbligo di reverse charge

Il 2 ottobre 2018, il Consiglio europeo ha approvato la proposta di Direttiva che consentirà agli Stati membri maggiormente colpiti dalle frodi carosello di applicare, fino al 30 giugno 2022, il meccanismo del reverse charge per tutte le cessioni di beni e le prestazioni di servizi di valore unitario superiore a 17.500 euro.

L’autorizzazione sarà concessa agli Stati membri interessati solo in presenza di determinate condizioni, tra cui un’incidenza delle frodi carosello pari ad almeno il 25% del divario tra l’IVA attesa e l’IVA incassata (cd. “VAT gap”) e sarà applicabile fino al 30 giugno 2022, vale a dire fino all’entrata in vigore del regime definitivo dell’IVA (prevista per l’1 luglio 2022).

Stampato il 22/07/2019 alle 20.04
http://guide.directio.it/guide-interattive/guida-adempimenti-pmi/indice/adempimenti-periodici/08-gestione-adempimenti-fiscali/08_09-reverse-charge.aspx