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L'IVA per cassa


Al fine di agevolare gli operatori che, nel caso in cui l’incasso delle fatture emesse avvenga in periodi sensibilmente differiti rispetto all’emissione delle fatture stesse, si trovano a dover anticipare il versamento dell’IVA, sono stati introdotte alcune casistiche che permettono all’impresa di versare l’IVA solo dopo l’incasso della fattura emessa.

Operazioni con enti pubblici

Il differimento dell’esigibilità dell’IVA al momento dell’incasso è previsto dall’art. 6, c.5, del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, limitatamente alle operazioni effettuate nei confronti di alcune specifiche tipologie di soggetti, aventi in genere natura pubblica (Stato, enti pubblici territoriali, unità sanitarie locali, camere di commercio, etc.), che per loro natura provvedono ai pagamenti delle fatture con tempistiche piuttosto lunghe.

In questi casi il momento impositivo segue le stesse regole generali e cioè il momento dal quale decorre l’obbligo di documentazione mentre il momento in cui l’Iva diviene esigibile è differita al momento del pagamento del corrispettivo da parte dell’ente pubblico.

Nella pratica si avrà pertanto la fatturazione e contabilizzazione dell’operazione secondo le regole ordinarie, restando sospesa la liquidazione dell’imposta.

Di conseguenza il soggetto cedente beni o servizi ai predetti enti dovrà porre in essere le seguenti operazioni contabili:

  1. Emissione di fattura recante la dicitura “Iva ad esigibilità differita”, indicazione facoltativa, in quanto il destinatario non può operare alcuna detrazione finché non abbia provveduto al pagamento del corrispettivo;
  2. Registrazione della fattura;
  3. l'imposta relativa a detta fattura non dovrà confluire nella liquidazione del periodo (mese o trimestre), ma sarà sospesa fino al momento del pagamento da parte dell’Ente;
  4. All’atto del pagamento del corrispettivo l’imposta rimasta sospesa dovrà essere liquidata insieme a quella delle altre operazioni.

Il regime dell’IVA per cassa

L’art. 32 bis  DL 22 giugno 2012 n. 83 ha previsto la possibilità di differire, al momento dell’incasso del corrispettivo, il versamento dell’IVA relativa alle cessioni di beni e alle prestazioni di servizi poste in essere nei confronti dei cessionari e committenti che agiscono nell’esercizio d’impresa o di arte o professione (la cosiddetta “IVA per cassa”).

La normativa in esame si può applicare nei casi in cui:

- ai fini dell’esigibilità differita, tanto il cedente/prestatore quanto il cessionario/committente agiscono in veste di soggetti passivi (sono escluse, quindi, le operazioni effettuate verso privati);

- per il cedente/prestatore è, inoltre, richiesto che il volume d’affari annuo non sia superiore a 2.000.000 di euro.

Per i medesimi soggetti l'esercizio del diritto alla detrazione dell'imposta relativa agli acquisti dei beni o dei servizi sorge al momento del pagamento dei relativi corrispettivi. 

L’adozione dell’”IVA per cassa” da parte del cedente/prestatore non ha effetti sul cessionario/committente, il quale può esercitare il diritto alla detrazione dal momento in cui l’operazione deve ritenersi effettuata ai sensi dello stesso articolo 6 del DPR n. 633 del 1972. Resta inteso che laddove il cessionario o committente dell’operazione abbia, a sua volta, esercitato l’opzione per la liquidazione dell’IVA per cassa, il suo diritto alla detrazione sorgerà secondo le regole di tale regime. Il sistema dell’IVA per cassa è opzionale, ma una volta espressa l’opzione, il soggetto passivo non può scegliere con riguardo a ciascuna operazione se assoggettarla ad esigibilità immediata o differita - anche perché, come già chiarito, l’esercizio di tale opzione ha effetti anche sul diritto alla detrazione dei suoi acquisti – ma è obbligato ad applicare il regime a tutte le operazioni attive e passive effettuate.

L’opzione dell’IVA per cassa

L’opzione per la liquidazione dell’IVA per cassa si desume dal comportamento concludente del contribuente ed è comunicata nella prima dichiarazione annuale ai fini dell’imposta sul valore aggiunto da presentare successivamente alla scelta effettuata.

L’opzione ha effetto a partire dal 1° gennaio dell’anno in cui è esercitata ovvero, in caso di inizio dell’attività nel corso dell’anno, dalla data di inizio dell’attività.

L’opzione vincola il contribuente all’applicazione dell’IVA per cassa almeno per un triennio, salvi i casi di superamento della soglia dei due milioni di euro di volume d’affari, che comportano la cessazione del regime.

Trascorso il periodo minimo di permanenza nel regime prescelto, l’opzione resta valida per ciascun anno successivo, salva la possibilità di revoca espressa, da esercitarsi, con le stesse modalità di esercizio dell’opzione, mediante comunicazione nella prima dichiarazione annuale ai fini dell’imposta sul valore aggiunto presentata successivamente alla scelta effettuata.

Limite temporale al differimento dell’esigibilità

Con riguardo alla singola operazione per la quale sia stata esercitata l’opzione, “l’imposta diviene, comunque, esigibile dopo il decorso di un anno dal momento di effettuazione dell’operazione”. Il predetto termine di un anno, trascorso il quale l’imposta diviene esigibile anche se il corrispettivo non è stato pagato, decorre dal “momento di effettuazione dell’operazione” da determinare secondo le regole generali previste dall’art. 6  D.P.R. n. 633 del 1972. Ai sensi del citato articolo 6 le cessioni di beni si considerano effettuate nel momento della stipula dell’atto se riguardano i beni immobili e nel momento della consegna o spedizione se riguardano beni mobili. Quindi è da tale momento che decorre l’anno di differimento dell’esigibilità dell’IVA. Se prima del verificarsi dei predetti eventi viene emessa fattura, l’operazione si considera effettuata, limitatamente all’importo fatturato, alla data della fattura stessa; da tale data decorre l’anno di differimento dell’esigibilità. Nel caso di fattura emessa entro il giorno 15 del mese successivo a quello di consegna o spedizione con riguardo alle cessioni effettuate nel corso del mese solare precedente, la cui consegna o spedizione risulti da documento di trasporto (cosiddetta fattura differita), si ritiene che il termine di un anno decorra comunque dalla data di effettuazione delle singole operazioni riepilogate nella fattura differita. Il limite annuale in esame non si applica con riguardo alle operazioni effettuate nei confronti di cessionari o committenti che, prima del decorso di un anno, siano stati assoggettati a procedure concorsuali o esecutive. A tal fine è necessario che la procedura sia stata avviata prima del decorso di un anno.

Casi di esclusione

Come espressamente previsto dall’art. 32 bis c. 1 DL n. 83/2012, il differimento dell’esigibilità dell’imposta non è consentito per le operazioni effettuate dai soggetti che si avvalgono di regimi speciali di applicazione dell’imposta, le cui disposizioni siano evidentemente incompatibili con il predetto differimento. In particolare, la facoltà del differimento non può essere esercitata in relazione alle operazioni soggette ai seguenti regimi speciali:

La possibilità di applicare l’IVA differita è altresì esclusa per alcuni tipi di operazioni tra cui le operazioni di acquisto e vendita intracomunitarie e quelle effettuate nei confronti di cessionari o committenti che assolvono l’imposta con il meccanismo dell’inversione contabile. 

Gli adempimenti del cedente o prestatore

Il cedente o prestatore manifesta la volontà di differire l’esigibilità dell’imposta mediante apposita annotazione in fattura per evidenziare che si tratta di una operazione con "imposta ad esigibilità differita ai sensi dellart. 32 bis DL 83/2012". In mancanza di tale annotazione, l’imposta si considera esigibile secondo le regole ordinarie. 

Il regime dell’IVA per cassa incide sul momento in cui l’imposta diviene esigibile, ma non riguarda gli altri adempimenti procedurali. Resta fermo, pertanto, l’obbligo di emettere fattura e di procedere alla registrazione della medesima, avendo presente che l’imponibile indicato nelle fatture emesse, ancorché l’IVA non sia immediatamente esigibile, rileva anche ai fini della determinazione del volume di affari. Le medesime operazioni, quindi, concorrono a formare il volume d’affari del cedente o prestatore e partecipano alla determinazione della percentuale di detrazione di cui all’art. 19-bis D.P.R. n. 633 del 1972, con riferimento all’anno in cui l’operazione si intende effettuata. Il cedente o prestatore deve computare l’imposta, relativa alle operazioni per le quali ha esercitato l’opzione, nella liquidazione periodica relativa al mese o trimestre nel corso del quale è incassato il corrispettivo ovvero nel corso del quale scade il termine di un anno dal momento di effettuazione dell’operazione, salvo il caso in cui il cessionario o committente sia stato precedentemente assoggettato a procedure concorsuali o esecutive. Nel caso in cui il corrispettivo sia incassato solo in parte, l’imposta diventa esigibile ed è computata nella liquidazione periodica per un importo corrispondente al rapporto tra la somma incassata ed il corrispettivo complessivo dell’operazione.

Ricade sul contribuente, qualora non sia espressamente escluso, per mancanza dei requisiti soggettivi, dall’accesso al regime dell’IVA ad esigibilità differita e sempre che decida di avvalersene anche solo per alcune operazioni e non per altre, l’obbligo di individuare con esattezza il momento nel quale la cessione di beni ovvero la prestazione di servizi va considerata conclusa, oltre a quello nel quale si verifica di fatto il pagamento, parziale o totale, della fattura che espone l’imposta sul valore aggiunto ai fini del puntuale assolvimento dell’imposta in concomitanza della liquidazione periodica (mensile o trimestrale) o della dichiarazione annuale. A tal fine, si ricorda che il pagamento avviene di consueto a mezzo banca (assegno, bonifico o giroconto o con strumenti elettronici di pagamento) e, quindi, il contribuente cedente o cessionario (ovvero, il consulente, se il contribuente si avvale, anche sotto tale profilo, dell’assistenza contabile e tributaria di un professionista) deve nell’ordine provvedere all’espletamento dei seguenti adempimenti, che diventano imperativi e più stringenti rispetto a quelli connessi alla liquidazione immediata dell’IVA per effetto dell’entrata in vigore della nuova disposizione:

  • verificare con sistematicità gli accrediti o addebiti risultanti dal proprio estratto conto bancario e richiedere la prova documentale dell’avvenuto pagamento della fattura da parte del proprio cliente;
  • controllare, mediante l’utilizzo di un apposito scadenziario, che non sia stato superato l’anno dal momento in cui l’operazione oggetto di fatturazione è stata portata a termine, tranne nel caso di assoggettamento a procedure concorsuali od esecutive.

È evidente che verrà notevolmente intensificato il lavoro amministrativo-contabile posto a carico dei contribuenti interessati dalla fruizione del regime in esame.

Un esempio pratico

Un’impresa (Alfa), che liquida l’IVA trimestralmente, emette nei confronti di un imprenditore, che, al contrario, liquida l’IVA mensilmente, in data 2/05/2014, una fattura con IVA ad esigibilità differita ex D.L. 83/2012, per un ammontare pari a euro 30.000 + IVA 22% (euro 6.600). La fattura è saldata totalmente in data 5/08/2014. Alfa deve registrare la fattura in sede di liquidazione periodica IVA relativa al secondo trimestre, sospendendo il debito d’imposta relativo a tale fattura dalla liquidazione del trimestre stesso. L’imposta di € 6.600 diventa esigibile nel terzo trimestre e deve rientrare nella liquidazione di tale periodo con obbligo di effettuazione del relativo versamento. A sua volta, il cliente imprenditore (che non applica il regime "per cassa") deve registrare la fattura ricevuta da Alfa nel mese di maggio 2014,  potendo subito usufruire della detrazione dell’imposta per euro 6.600 dalla corrispondente liquidazione. 

Novità in materia di detrazione

Le nuove regole che interessano l'esercizio del diritto alla detrazione dell'IVA, introdotte dal D.L. n. 50/2017 con effetto dalle fatture e bollette doganali emesse dal 1° gennaio 2017, vanno coordinate con l'opzione per il regime di cassa.

Come indicato dall’Agenzia delle Entrate nella circolare n. 1/2018, in considerazione del fatto che la norma differisce il momento in cui l'IVA sugli acquisti può essere considerata esigibile, anche il termine entro il quale il soggetto passivo può esercitare il diritto alla detrazione dell'imposta deve essere ancorato al peculiare momento di esigibilità stabilito dal regime per cassa (ovvero al momento del pagamento del corrispettivo).

Per esemplificare, si ponga il caso di una fattura emessa da un fornitore, con riferimento ad una cessione di beni consegnati nel mese di dicembre 2017, nei confronti di un soggetto che ha optato per il cash accounting, pagata e registrata da tale soggetto nel mese di aprile 2018. 

L'IVA evidenziata in tale fattura è detraibile nella liquidazione del mese di aprile 2018 in quanto, in tale mese risultano verificati i presupposti cui - nei termini anzidetti - è subordinato il diritto alla detrazione dell'IVA, vale a dire l'esigibilità dell'imposta (i.e. pagamento del corrispettivo) e il possesso della fattura relativa all'acquisto effettuato.

In ogni caso, il soggetto passivo potrà registrare la fattura relativa all'acquisto effettuato al più tardi entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa all'anno 2018. Qualora la registrazione intervenga nel periodo compreso tra il 1° gennaio ed il 30 aprile 2019, il contribuente potrà annotare il documento di acquisto in un registro sezionale relativo al 2018 (o evidenziando in altri modi il medesimo) e facendo confluire il credito IVA ad esso relativo nella dichiarazione relativa al periodo 2018.

Stampato il 22/07/2019 alle 20.32
http://guide.directio.it/guide-interattive/guida-adempimenti-pmi/indice/adempimenti-periodici/08-gestione-adempimenti-fiscali/08_10-liva-per-cassa.aspx