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I modelli per il versamento delle imposte


PARAGRAFO 1

Il Modello di versamento F24

Il contribuente (sia esso persona fisica che società) per regolarizzare la sua posizione debitoria nei confronti del fisco, e degli altri Enti dell’Amministrazione Pubblica, ha a disposizione uno strumento di pagamento denominato Modello F24.

Il contribuente (sia esso persona fisica che società) per regolarizzare la sua posizione debitoria nei confronti del fisco, e degli altri Enti dell’Amministrazione Pubblica, ha a disposizione uno strumento di pagamento denominato Modello F24.

Il Modello è utilizzato per il versamento della grande maggioranza delle imposte, tasse e contributi; il modello F24 deve essere così usato per pagare:

  • Imposte sui redditi e ritenute alla fonte
  • IVA
  • Imposte sostitutive delle imposte sui redditi e dell'Iva
  • IRAP
  • Addizionale regionale o comunale all'IRPEF
  • Contributi e premi Inps, Inail, Enpals, Inpdai
  • Interessi in caso di pagamento rateale
  • Liquidazione e controllo formale della dichiarazione
  • IMU
  • Accise
  • Avviso di accertamento
  • Avviso di irrogazione sanzioni
  • Accertamento con adesione (concordato)
  • Conciliazione giudiziale
  • Ravvedimento operoso

Il modello, oggetto della presente trattazione,  si divide in varie sezioni qui di seguito analizzate brevemente.

La prima riguarda le informazioni relative al soggetto interessato che effettua il versamento. I dati richiesti, nello specifico,  sono il codice fiscale, i dati anagrafici e il domicilio fiscale. Seguono poi le sezioni dove si riportano la tipologia del tributo e dell’importo da versare o da utilizzare, eventualmente, in compensazione. Ad ogni tipologia di imposta, tassa o contributo corrisponde una singola riga dove, sulla parte sinistra, dovranno essere riportati i dati identificativi mentre sulla parte destra sono presenti due colonne per l’importo a seconda che sia a debito o a credito.

Il modello F24 ha uno schema definito “aperto” in quanto è il contribuente stesso che deve inserire il codice del tributo nelle apposite caselle. Il vantaggio di tale impostazione è che in caso di introduzione di nuove tipologie di tributo non sarà necessario variare il modello ma semplicemente creare un nuovo codice.

 

Il modello è diviso a seconda del soggetto a cui il versamento è destinato:

  • sezione erario : raccoglie i versamenti effettuati verso lo stato. I codici di tali imposte sono composti da quattro cifre (quale 1040 per il versamento delle ritenute d’acconto dei lavoratori autonomi o 6099 per il versamento del saldo annuale IVA);
  • sezione INPS : sono indicati i contributi dovuti a vario titolo verso l’istituto per lavoratori dipendenti, lavoratori a progetto, associati in partecipazione e altre categorie obbligate al versamento;
  • sezione regioni : utilizzata per i tributi di competenza regionale come l’Irap e l’addizionale regionale all’Irpef;
  • sezione IMU e altri tributi locali: utilizzata per i tributi di competenza comunale come l’addizionale comunale all’Irpef e l’IMU;
  • sezione altri enti previdenziali ed assicurativi : sostanzialmente riservata ai versamenti verso l’Inail.

Il versamento con il modello F24, utilizzato dai titolari di partita IVA, per pagare le somme dovute ad ogni scadenza,  si perfeziona con la presentazione dello stesso esclusivamente per via telematica on-line o tramite il proprio professionista di fiducia.

Una delle più interessanti funzioni che caratterizzano il modello F24 riguarda la possibilità del contribuente di  poter compensare i crediti disponibili con ogni altro debito presente nel modello, indipendentemente dalla natura del tributo in oggetto non essendo più necessario, quindi, aspettare vari anni per ottenere il rimborso dell’eventuale credito.

Al fine di permettere al contribuente di procedere al versamento di  ogni debito maturato nei confronti dei vari enti facenti capo all’Amministrazione Pubblica, sono stati inoltre approvati altri modelli di pagamento con struttura simile a quella appena descritta.


PARAGRAFO 2

Il modello di versamento F24 accise

Attraverso il c.d. “F24 accise”, contenente un’apposita sezione (“Sezione accise/monopoli ed altri versamenti non ammessi in compensazione”), è possibile il pagamento delle accise alle Dogane, dell’imposta unica sulle scommesse, ecc...

Attraverso il c.d. modello “F24 accise”, contenente un’apposita sezione (“Sezione accise/monopoli ed altri versamenti non ammessi in compensazione”), è possibile il pagamento delle accise alle Dogane, dell’imposta unica sulle scommesse, ecc...

Il modello “F24 Accise” può essere utilizzato per il pagamento di imposte sui redditi e ritenute alla fonte, Iva, Ici, imposte sostitutive delle imposte sui redditi e dell’Iva, Irap, addizionale regionale o comunale all’Irpef, contributi e premi Inps, diritti camerali, interessi in caso di pagamento rateale, accise e versamenti di competenza dell’Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato (Aams) e dell’Agenzia delle Dogane. Inoltre, può essere utilizzato per pagare le somme dovute (compresi interessi e sanzioni) in caso di liquidazione e controllo formale della dichiarazione, avviso di accertamento, atti di contestazione delle sanzioni, avviso di irrogazione sanzioni, accertamento con adesione (concordato), conciliazione giudiziale, ravvedimento.

È possibile pagare le somme dovute ad ogni singola scadenza anche utilizzando più modelli. Il versamento, per i soggetti titolari di partita IVA, deve essere effettuato con modalità di pagamento telematica. Il versamento può essere effettuato presso gli sportelli di qualunque agente della riscossione o banca convenzionata e presso gli uffici postali:

  • in contanti;
  • con carte Pago BANCOMAT, presso gli sportelli abilitati;
  • con carta POSTAMAT, POSTEPAY, con addebito su conto corrente postale presso qualsiasi ufficio postale;
  • con assegni bancari o postali tratti dal contribuente a favore di se stesso o con assegni circolari o vaglia postali o assegni postali vidimati emessi all’ordine dello stesso contribuente e girati per l’incasso alla banca o a Poste. In ogni caso l’assegno o il vaglia devono essere di importo pari al saldo finale del modello di versamento. Nel caso in cui l’assegno postale venga utilizzato per pagare tramite Poste l’operazione dovrà essere eseguita all’ufficio postale ove è intrattenuto il conto;
  • con assegni circolari e vaglia cambiari, presso gli agenti della riscossione.

 

 

 

In particolare nella sezione “Accise/Monopoli ed altri versamenti non ammessi in compensazione” possono essere indicati esclusivamente codici tributo riferiti a versamenti di competenza dell’Ente da indicare nell’apposita colonna. Per esempio, con il codice “D” è individuata l’Agenzia delle Dogane per il versamento delle accise, mentre con il codice “M” è individuata l’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato, ecc. Per il versamento delle accise occorre indicare, nella colonna “codice identificativo”, il “codice ditta” composto da nove caratteri alfanumerici privo di caratteri “IT00” ove indicati e, nella colonna “prov.”, la sigla della provincia in cui avviene l’immissione in consumo. Il mese e l’anno di riferimento non devono essere indicati. Per i versamenti di competenza dell’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato, con riferimento all’imposta unica sulle scommesse ed alle relative sanzioni, nonché alle altre imposte che eventualmente lo richiedano, occorre indicare il “codice concessione” nella colonna “codice identificativo”.


PARAGRAFO 3

Il Modello di versamento F24 con elementi identificativi

Il modello "F24 Elementi identificativi" deve essere utilizzato dai rivenditori di autoveicoli di provenienza comunitaria e, comunque, in linea generale, per i versamenti per i quali sono necessarie informazioni che non possono essere riportate nel modello F24 ordinario.

In ottemperanza di quanto previsto dall’art. 1 c.9 e 10 del DL 3 ottobre 2006, n. 262, convertito dalla L. 24 novembre 2006, n. 286 e come determinato dai provv. del direttore dell’Agenzia delle Entrate del 25 ottobre 2007 prot. 166242 e 166781, è stata prevista l’entrata in vigore,  a decorrere dal 3 dicembre 2007, di una nuova disciplina riguardante l’uso del modello F24 per i commercianti di autoveicoli (Modello ulteriormente aggiornato, attraverso il Decreto del Direttore dell’Agenzia del 7 agosto 2009, che l’ha anche rinominato “F24 Versamenti con elementi identificativi”, e quindi attraverso il Decreto 29 marzo 2010.

La nuova disposizione segue quelle prevista dalla L. 30 dicembre 2004, n. 311 (finanziaria 2005) che stabiliva l’obbligo di comunicazione del numero di telaio da parte degli acquirenti di auto comunitarie agli uffici della Motorizzazione civile. Ora, invece, il nuovo obbligo previsto a carico dell’acquirente nazionale di autoveicoli, motoveicoli e loro rimorchi, sia nuovi che usati, oggetto di cessione intracomunitaria nel cosiddetto “mercato parallelo”, prevede l’obbligo di effettuare i versamenti dell’IVA relativa alla prima vendita interna utilizzando un apposito modello che assicuri il collegamento univoco tra l’IVA versata e la relativa operazione di vendita; collegamento che viene garantito dall’indicazione nel modello F24 del numero di telaio dell’autovettura oggetto della cessione. Il versamento va eseguito utilizzando gli specifici codici tributo.

Nella compilazione  del  modello  occorrerà indicare,  per  ciascun mezzo di trasporto, il  tipo  di  veicolo,  il  numero di telaio e l'ammontare dell'IVA versata, relativa  alla  prima  cessione  interna. Il   versamento  dovrà  essere  effettuato,  con  modalità telematica, nel  rispetto  dei  termini  ordinari previsti per la liquidazione periodica del   tributo,   e   comunque   entro   il  nono  giorno  lavorativo antecedente alla richiesta di immatricolazione.

Cattura 

Il modello "F24 Elementi identificativi" deve quindi essere utilizzato dai rivenditori di autoveicoli di provenienza comunitaria e, comunque, in linea generale, per i versamenti per i quali sono necessarie informazioni che non possono essere riportate nel modello F24 ordinario:

  • IVA ai fini dell’immatricolazione o successiva voltura di autoveicoli, motoveicoli e loro rimorchi, anche nuovi, oggetto di acquisto intracomunitario a titolo oneroso (art. 1, c.9 del DL n. 262 del 3 ottobre 2006, convertito in L. del 24 novembre 2006,n.286)
  • altre tipologie di pagamento per le quali non è prevista la compensazione con crediti ed è prevista l’indicazione di particolari elementi identificativi.

Le nuove  disposizioni  rispondono  principalmente all'esigenza  di  contrastare in tal modo le   frodi   IVA  nel  settore  del  commercio  degli  autoveicoli  di provenienza UE.   La   presentazione   della   documentazione   che   dimostra l'avvenuto versamento    dell'Iva    contestualmente    alla    richiesta   di immatricolazione del   veicolo,  infatti,  elimina  l'elemento  alla  base  di questo tipo  di  frodi, rappresentato dal mancato versamento dell'imposta.

Al fine di rendere più efficace la norma è prevista l’esclusione, per tali versamenti, dell’utilizza della compensazione di cui all’art. 17 D.Lgs 9 luglio 1997, n. 241. E’ stato inoltre prevista l’esclusione  dall'applicazione della nuova norma degli   acquisti   intracomunitari   e   le   importazioni  di autoveicoli, motoveicoli  e  loro  rimorchi  nuovi,  provvisti  di  codice  di antifalsificazione, provenienti   direttamente   dalla   case  costruttrici  e destinati al mercato nazionale. Per tali   categorie   di   acquisti  è  infatti  utilizzato  un  particolare meccanismo di  identificazione  dei  mezzi che non consente l'attuazione delle frodi secondo gli schemi conosciuti.


PARAGRAFO 4

Il ravvedimento operoso dei versamenti omessi

Un’altra funzione del modello F24 è rappresentata dalla possibilità di essere utilizzato per sanare un omesso o irregolare pagamento effettuato dal contribuente attraverso l’istituto noto come “ravvedimento operoso”.

Un’altra funzione del modello F24 è rappresentata dalla possibilità di essere utilizzato per sanare un omesso o irregolare pagamento effettuato dal contribuente attraverso l’istituto noto come “ravvedimento operoso”.

Tale meccanismo introdotto dall’art. 13 D.Lgs. 472/97, permette al contribuente di sanare spontaneamente le violazioni commesse nell’ambito tributario, mediante il pagamento di una sanzione ridotta (rispetto a quella ordinaria che ricordiamo è pari al 30% dell’importo omesso) ove effettui la regolarizzazione entro dei termini ben precisi.

La Legge di Stabilità 2015 (Legge 190/2014), pubblicata con GU n°300 del 29 dicembre 2014, ha apportato alcune modifiche all'art.13 della Legge 472/1997, in tema di ravvedimento operoso (istituto che consente al contribuente di regolarizzare la propria posizione fiscale, beneficiando di una riduzione delle sanzioni).

L'art.1 comma 637 della legge apporta, in particolare, due rilevanti novità in vigore dal 1°gennaio 2015.

Il ravvedimento è applicabile anche nel caso in cui l'Agenza delle entrate abbia già constatato e notificato al contribuente la violazione ovvero abbia già intrapreso accessi, ispezioni e verifiche.

Il ravvedimento rimane, comunque, inibito nel caso in cui il contribuente abbia ricevuto notifica di atti di liquidazione o di accertamento, tra cui:

  • le comunicazioni da controllo automatizzato (comunicazioni ai sensi dell'art.36-bis del DPR 600/1973);
  • le comunicazione da controllo formale (comunicazioni ai sensi dell'art.36-ter del DPR 600/1973).

In assenza delle inibizioni specificate sopra, il ravvedimento operoso è applicabile senza limiti temporali, mentre fino al 31 dicembre 2014 il contribuente poteva avvalersene solo entro il termine di un anno dalla data di omissione/violazione del versamento ovvero entro il termine massimo di presentazione della dichiarazione relativa all’anno nel corso del quale era stata commessa la violazione.

Oltre all'imposta dovuta e agli interessi, in sede di ravvedimento il contribuente versa, dunque, la sanzione in misura ridotta. Tale riduzione è pari a (in grassetto le novità della Legge di Stabilità):

  • 1/10 nei casi di mancato pagamento del tributo o di un acconto, se esso viene eseguito entro trenta giorni dalla data della sua omissione
  • 1/9 del minimo, se la regolarizzazione degli errori e delle omissioni avviene entro novanta giornidall'omissione (o dal termine di presentazione della dichiarazione, se prevista);
  • 1/8 del minimo, se la regolarizzazione degli errori e delle omissioni avviene entro un anno dall'omissione (o dal termine di presentazione della dichiarazione, se prevista);
  • (solo per i tributi amministrati dall'Agenzia delle entrate) 1/7 del minimo, se la regolarizzazione degli errori e delle omissioni avviene entro due anni dall'omissione ovvero entro il termine di presentazione della dichiarazione dell'anno successivo, se prevista;
  • (solo per i tributi amministrati dall'Agenzia delle entrate) 1/6 del minimo, se la regolarizzazione degli errori e delle omissioni avviene oltre due anni dall'omissione ovvero oltre il termine di presentazione della dichiarazione dell'anno successivo, se prevista;
  • 1/5 del minimo, se la regolarizzazione degli errori e delle omissioni avviene dopo la constatazione della violazione tramite processo verbale (art.24 della legge 4/1929), fatta esclusione per i casi di mancata emissione di ricevute fiscali, scontrini fiscali, documenti di trasporto o di omessa installazione degli apparecchi per l'emissione dello scontrino fiscale;
  • 1/10 del minimo di quella prevista per l'omissione della presentazione della dichiarazione, se il ritardo non supera i novanta giorni, oppure a 1/10 del minimo di quella prevista per l'omessa presentazione della dichiarazione periodica prescritta in materia di imposta sul valore aggiunto, se il ritardo non supera i trenta giorni.

La legge precisa che la regolarizzazione del versamento tramite ravvedimento non preclude l'inizio o la prosecuzione di accessi, ispezioni, verifiche o altre attività di controllo e accertamento.

Le sanzioni che sono sempre indicate separatamente con l’uso dei seguenti codici tributo:

Sanzione pecuniaria IRPEF 8901
Sanzione pecuniaria addizionale regioanle all'IRPEF   8902
Sanzione pecuniaria IVA 8904
Sanzione pecuniaria IRES 8918
Sanzione pecuniaria sostituti d'imposta 8906
Sanzione pecuniaria IRAP 8907


Il versamento degli interessi deve essere eseguito contestualmente al pagamento del tributo e delle sanzioni, ma separatamente utilizzando i seguenti codici tributo:

Interessi sul ravvedimento IRPEF 1989
Interessi sul ravvedimento IRES 1990
Interessi sul ravvedimento IVA 1991
Interessi sul ravvedimento - imposte sostitutive 1992
Interessi sul ravvedimento IRAP 1993
Interessi sul ravvedimento addizionale Regionale all'IRPEF   1994
Interessi sul ravvedimento addizionale Comunale all'IRPEF   1995


Per la compilazione dei modelli F24 i contribuenti dovranno:

  • indicare i codici tributo 1989, 1990, 1991 e 1992 nella sezione “erario”;
  • indicare i codici tributo 1993 e 1994 nella sezione “regioni”;
  • indicare il codice tributo 1995 nella sezione “IMU ed altri tributi locali”.

In tutti i casi nel campo anno di riferimento deve essere evidenziato l’anno d’imposta cui si riferisce il ravvedimento espresso nella forma AAAA.

Ravvedimento Sprint

Con le novità introdotte dal DL 6 luglio 2011 n.98, convertito nella L.111/2011, art.23, comma 31, è stata introdotta un’ulteriore agevolazione per i contribuenti ai quali, attraverso il nuovo “ravvedimento sprint”, è concessa un’ulteriore riduzione graduale delle sanzioni dovute ove i pagamenti avvengano con un ritardo non superiore ai 14 giorni dalla scadenza originaria. Il ravvedimento “sprint” è consentito a tutti i contribuenti titolari e non di partita IVA,  ma per poterne usufruire è necessario che:

  • la violazione non sia già stata constatata e notificata a chi l'ha commessa;
  • non siano iniziati accessi, ispezioni e verifiche;
  • non siano iniziate altre attività di accertamento (notifica di inviti a comparire, richiesta di esibizione di documenti, invio di questionari).

Questa nuova forma di ravvedimento operoso consiste nella possibilità di avvalersi di una ulteriore, e più vantaggiosa, forma di ravvedimento se attivata entro i 14 giorni successivi alla scadenza dei termini di versamento di imposte e ritenute. 

Cosa cambia per il 2016?

La Legge di Stabilità 2016 (Legge 208/2015) ha anticipato al 01/01/2016 le riduzioni delle sanzioni per omessi versamenti per i contribuenti, previste dall’art.15 del Decreto Legislativo 158/2015. Ai sensi di tale articolo, per i versamenti effettuati entro 90 giorni dalla scadenza, la sanzione è ridotta del 50%.

A partire dal 01/01/2016 l’importo del tributo dovrà essere aumentato di:

  • 0,1% se il pagamento avviene entro 14 giorni;
  • 1,5% (1/10 del 15%) dell’imposta non versata se il versamento avviene tra il 15° ed il 30° giorno;
  • 1,67% (1/9 del 15%) dell’imposta non versata se il versamento avviene entro il 90° giorno;
  • 3,75% (1/8 del 30%) dell’imposta non versata se il versamento entro 1 anno;
  • 4,29% (1/7 del 30%) dell’imposta non versata, se il ravvedimento avviene entro il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all'anno successivo;
  • 5% (1/6 del 30%) dell’imposta non versata se il ravvedimento avviene oltre due anni.

Si ricorda che:

per il calcolo degli interessi di mora, il nuovo saggio di interessi da applicare per il 2016 è lo 0,2%. Ricordiamo che la formula da utilizzare per il calcolo degli interessi è:

saggio di interessi (0,2%) x importo del tributo x giorni della violazione

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PARAGRAFO 5

Le compensazioni nel modello F24

La logica del legislatore che ha introdotto l’istituto della compensazione è legata alla considerazione che tutto ciò che è oggetto di versamento con il Modello F24, può essere oggetto di compensazione con crediti spettanti al contribuente.

Tutto ciò che è oggetto di versamento con il Modello F24 può essere oggetto di compensazione con crediti spettanti al contribuente.

La compensazione dei crediti prevede due modalità operative: la prima, detta “verticale”, che consente di recuperare crediti sorti in periodi precedenti con debiti della stessa imposta; la seconda è detta “orizzontale”, introdotta con l’art. 17, D.Lgs. 241/1997, che dà la facoltà di compensare debiti e crediti nei confronti anche di diversi enti impositori (Stato, INPS, enti locali, INAIL, ENPALS). I crediti “compensabili”, non chiesti a rimborso, devono tuttavia risultare da dichiarazioni e denunce periodiche. La compensazione orizzontale può avvenire senza nessun vincolo di priorità e potrà perciò riguardare:

1. imposte diverse nell’ambito dello stesso ente

2. versamenti dovuti ad un ente e crediti vantati nei confronti di un altro.

Il contribuente può avvalersi del tipo di compensazione che ritiene più indicata alle sue esigenze e, conseguentemente, utilizzare gli importi a credito:

  • in compensazione ai sensi del D.Lgs. n. 241 del 1997, utilizzando il modello F24, per il pagamento dei debiti relativi ad una diversa imposta, alle ritenute ed ai contributi. In tal caso, il contribuente è obbligato a compilare e presentare il modello di pagamento F24 anche se, per effetto dell’eseguita compensazione, il modello stesso presenti un saldo finale uguale a zero, in quanto, in assenza della presentazione della distinta di pagamento F24, l’ente o gli enti destinatari del versamento unitario non possono venire a conoscenza delle compensazioni operate e regolare le reciproche partite di debito e credito;
  • in diminuzione degli importi a debito relativi alla medesima imposta. In tal caso, il contribuente può scegliere se esporre la compensazione esclusivamente nel modello di dichiarazione ovvero anche nel modello F24.

A decorrere dal 1° ottobre 2014 sono cambiate le modalità di presentazione delle deleghe di pagamento F24 e l'Agenzia delle Entrate con Circolare n.27 del 19 settembre 2014 ha fornito alcuni chiarimenti in merito. Ai sensi dell'art. 11, comma 2, del decreto legge 24 aprile 2014, n. 66,, i versamenti di cui all’art.17 del D.lgs.241/1997 eseguiti con il modello F24 dovranno essere effettuati:

  • esclusivamente tramite i servizi telematici dell'agenzia delle Entrate nel caso in cui, per effetto delle compensazioni eseguite, il saldo finale sia di importo pari a zero;
  • esclusivamente tramite i servizi telematici dell'agenzia delle Entrate o degli intermediari della riscossione convenzionati con le Entrate, cioè banche, Poste italiane o agenti della riscossione, nel caso in cui siano effettuate compensazioni ed il saldo finale sia di importo positivo;
  • esclusivamente tramite i servizi telematici dell'agenzia delle Entrate o degli intermediari della riscossione convenzionati con le Entrate, nel caso in cui il saldo finale sia di importo superiore a 1000 euro, senza compensazioni.
UTILIZZO DEL MODELLO F24 SENZA PARTITA IVA CON PARTITA IVA
F24 con saldo a zero per effetto di compensazioni Esclusivamente con i servizi telematici dell'Agenzia delle entrate Esclusivamente con i servizi telematici dell'Agenzia delle entrate
F24 con saldo positivo (di qualsiasi importo) ma comprendente compensazioni Home banking o servizi telematici dell'Agenzia delle entrate Home banking o servizi telematici dell'Agenzia delle entrate
F24 senza compensazioni con saldo finale superiore a 1.000 euro Home banking o servizi telematici dell'Agenzia delle entrate Home banking o servizi telematici dell'Agenzia delle entrate
F24 senza compensazioni con saldo finale NON superiore a 1.000 euro Presentazione cartaceo in banca/posta, home banking o servizi telematici dell'Agenzia delle entrate Home banking o servizi telematici dell'Agenzia delle entrate

 

Casi in cui è possibile utilizzare il Modello F24 cartaceo

In linea generale, i versamenti con modello F24 cartaceo potranno  continuare a essere effettuati, presso gli sportelli degli intermediari della riscossione convenzionati con l’Agenzia  (Banche, Poste Italiane e agenti della riscossione), dai soggetti non titolari di partita IVA, nel caso in cui debbano versare, senza utilizzo di crediti in compensazione, somme per un importo totale pari o inferiore a 1.000,00 euro.

La presentazione del modello F24 in forma cartacea è, inoltre, ammessa nei seguenti casi particolari (solo soggetti non titolari di partita Iva).

CASO DESCRIZIONE
F24 precompilati I contribuenti di F24 precompilati, inviati dagli enti impsitori (es. Agenzia delle entrate, Comuni, ecc.), anche se con saldo finale superiore a € 1000, a condizione che non siano indicati crediti in compensazione
Versamenti rateali in corso nel 2014 I contribuenti che al 1°ottobre 2014 hanno in corso versamenti rateali di tributi, contributi e altre entrate tramite modello F24 cartaceo, in relazione alle rate successive, fino al 31 dicembre 2014, anche per importi superiori a €1000 e/o utilizzando crediti in compensazione , oppure se il saldo del modello è pari a zero.
Contribuenti beneficiari di crediti agevolati fruibili esclusivamente in compensazione presso gli AdR Chi ha diritto ad agevolazioni fiscali, nella forma di crediti di imposta, che possono essere esercitate solo presso gli AdR

 

Contribuenti impossibilitati a detenere un conto corrente

Con riferimento, infine, ai versamenti dovuti da contribuenti oggettivamente impossibilitati a detenere un conto corrente si precisa che:

  • i modelli F24 con saldo superiore a 1.000,00 euro, senza l’utilizzo di crediti in compensazione, potranno essere inviati telematicamente rivolgendosi ad un intermediario abilitato a Entratel disponibile all’addebito del pagamento sul proprio conto corrente, ovvero ad intermediari della riscossione che consentono di presentare il modello F24 con modalità telematiche anche a soggetti non titolari di conto corrente in quanto, in tali ultimi casi, il pagamento è eseguito con modalità diverse rispetto all’addebito in conto, ad esempio tramite addebito di carte prepagate. In via residuale, nel caso in cui non fossero disponibili tali canali, potrà essere utilizzato anche il modello F24 cartaceo; 
  • i modelli F24 contenenti crediti utilizzati in compensazione, con saldo finale maggiore di zero, potranno essere presentati con le modalità telematiche richiamate alla precedente lettera a). In via residuale, nel caso in cui non fossero disponibili tali canali, potrà essere presentato, esclusivamente tramite i servizi telematici messi a disposizione dall'Agenzia delle entrate, un modello F24 a saldo zero nel quale compensare il totale dei crediti a disposizione con una parte del debito da versare; il versamento del restantedebito potrà essere effettuato anche con modello F24 cartaceo

Dal punto di vista temporale, la compensazione orizzontale può avvenire entro il termine di presentazione della dichiarazione successiva, nel limite massimo, per ciascun anno solare, di € 516.456,90; limite elevato a 1 milione di euro per le imprese subappaltatrici nel settore edile con volume d'affari dell'anno precedente costituito per almeno l'80% da prestazioni rese a seguito di contratti di subappalto (applicazione dell'inversione contabile o "reverse charge").

Nella verifica del limite massimo compensabile si devono considerare sia gli importi richiesti a rimborso al concessionario della riscossione (conto fiscale) che i crediti trimestrali IVA utilizzati in compensazione ex D.Lgs. 241/1997. Non vanno invece presi in considerazione nella verifica del plafond:

  • le compensazioni operate con i crediti d’imposta derivanti da agevolazioni o incentivi fiscali;
  • i crediti trimestrali IVA chiesti a rimborso (questi crediti sono, infatti, richiesti all’Agenzia delle Entrate e non sul conto fiscale, anche se è comunque il concessionario ad erogare successivamente la somma);
  • le compensazioni interne effettuate imposta su imposta (compensazione interna o verticale).

Il Decreto anticrisi 185/2008, al fine di contrastare l’indebito uso della compensazione con crediti inesistenti, ha provveduto ad innalzare le sanzioni applicabili alle ipotesi di indebita compensazione, che sono così passate dal 30% al 100% dell’importo del credito indebitamente utilizzato.

Compensazione dei crediti Inps

Possono essere compensati nel Modello F24 i crediti INPS risultanti dai Mod. UNIEMENS a partire dalla data di scadenza della presentazione della denuncia da cui emerge il credito contributivo, sempre che non sia stato chiesto il rimborso nella denuncia stessa.

Compensazione dei crediti Inail

I crediti INAIL utilizzabili in compensazione sono quelli risultanti dall’autoliquidazione dell’anno in corso. Tali crediti possono essere compensati fino al giorno precedente la successiva autoliquidazione. Così un credito derivante dall’autoliquidazione 2013/2014 potrà essere utilizzato in compensazione da tale data fino al giorno precedente la successiva autoliquidazione. L’eventuale quota di credito che risulterà non utilizzata alla data di scadenza finale sarà oggetto di rimborso. Non possono essere utilizzati per compensazione con debiti nei confronti di altri enti i crediti derivanti da conteggi e rettifiche dell’Inail.


PARAGRAFO 6

Le compensazioni con il credito IVA

Il D.L. 78/2009 ha introdotto alcune importanti novità in materia di compensazione dei crediti fiscali IVA, volte a contrastare gli abusi dell’utilizzo fraudolento ovvero illegittimo dell’istituto della compensazione.

Il D.L. 78/2009 ha introdotto alcune importanti novità in materia di compensazione dei crediti IVA, volte a contrastare gli abusi dell’utilizzo fraudolento ovvero illegittimo dell’istituto della compensazione.

In particolare l’art. 10 del Decreto citato rende più rigoroso il sistema delle compensazioni fiscali, introducendo una riorganizzazione che trova applicazione esclusivamente alle cosiddette “compensazioni orizzontali”, ossia tra un credito IVA (annuale o infrannuale) di importo superiore ad euro 5.000 (limite così abbassato dal DL 16/2012) con qualunque debito per imposte o contributi dovuti. In particolare la compensazione di tale credito può infatti essere, dal 2010, effettuata a partire dal giorno 16 del mese successivo a quello di presentazione della dichiarazione da cui il credito medesimo emerge. A tal proposito il Legislatore ha previsto che i contribuenti che intendano utilizzare in compensazione oppure chiedere a rimborso il credito IVA risultante dalla dichiarazione annuale, possano procedere alla sua presentazione “separata” in forma autonoma a decorrere da febbraio di ciascun anno; resta ferma, tuttavia, la possibilità per tali soggetti di richiedere il rimborso del credito IVA annuale eccedente i 5.000 euro o di utilizzare lo stesso in compensazione con la presentazione della dichiarazione unificata nei tempi previsti dalla normativa.

L’art. 10 c. 1 lett. a), n.7 del D.L. 16/2012 ha invece introdotto l’obbligo, tuttora in essere, del cosiddetto “visto leggero” sulle dichiarazioni IVA dalle quali scaturisca un credito usato in compensazione oltre l’importo dei 15.000 euro: devono essere soggetti terzi ad espletare i controlli circa la sussistenza di tale credito IVA compensabile. Pertanto i soggetti che intendono utilizzare in compensazione i crediti IVA per importi superiori ad euro 15.000 hanno l’obbligo di richiedere, in relazione alle dichiarazioni dalle quali emerge il suddetto credito, l’apposizione del “Visto di conformità” di cui all’art. 35, c. 1, lett. a), D.Lgs. 241/1997, da parte dei professionisti iscritti negli albi dei dottori commercialisti ed esperti contabili e dei consulenti del lavoro.

I professionisti interessati, come specificato nella Circolare 57/E del 23 dicembre 2009, per poter apporre il visto leggero sulle dichiarazioni, dovranno presentare un’apposita comunicazione alla Direzione regionale competente in ragione del proprio domicilio fiscale, indicando:

  • i dati anagrafici, i requisiti professionali, il codice fiscale e la partita IVA;
  • il domicilio e gli altri luoghi ove viene esercitata la propria attività professionale;
  • la denominazione o ragione sociale e dati anagrafici dei soci e dei componenti il consiglio di amministrazione, ove previsto, del collegio sindacale, delle società di servizi delle quali il professionista intende avvalersi per lo svolgimento dell’attività di assistenza fiscale, con l’indicazione delle specifiche attività da affidare;

La predetta comunicazione può essere consegnata a mano o inviata mediante raccomandata con ricevuta di ritorno. A tale comunicazione devono essere allegati:

  •  la copia conforme della polizza assicurativa di cui all’art. 22 del D n. 164 del 1999;
  •  la dichiarazione relativa all’insussistenza di provvedimenti di sospensione dell’ordine di appartenenza;
  •  la dichiarazione relativa alla sussistenza dei requisiti morali (elencati dall’art. 8, c.1, del D. n. 164 del 1999).

A seguito di quanto sopra i contribuenti devono essere in grado di monitorare e pianificare gli importi compensabili tramite il proprio credito IVA, con particolare riguardo ai primi mesi dell’anno, dove la limitata compensazione potrebbe generare delle tensioni finanziarie nella gestione dell’impresa.

 


PARAGRAFO 7

Compensazioni: procedure e controlli

Fermo restando l’obbligo di presentazione all’ufficio competente, in via telematica entro l’ultimo giorno del mese di riferimento, dell’istanza (modello IVA TR), il contribuente può utilizzare in compensazione i crediti IVA infrannuali di importo inferiore al “tetto” di 5.000 euro senza attendere il sedicesimo giorno del mese successivo a quello di presentazione dell’istanza.

L’Agenzia delle Entrate, con la Circolare numero 1 del 15 gennaio 2010, ha fornito ulteriori indicazioni operative in tema di applicazione della normativa, specificando che il legislatore, con la disposizione in commento, ha introdotto una sorta di “doppio binario” distinguendo i crediti IVA eccedenti i 5.000 euro (limite recentemente introdotto, come sopra descritto), a cui si applica la nuova disciplina, rispetto a quelli di importo pari o inferiore, cui si applicano le “vecchie regole”. Il “tetto” di 5.000 euro è riferito all’anno di maturazione del credito e non all’anno solare di utilizzo in compensazione, ed è calcolato distintamente per ciascuna tipologia di credito IVA (annuale o infrannuale). I contribuenti che possono compensare sia i crediti IVA annuali sia quelli maturati trimestralmente, nello stesso anno solare hanno, quindi, a disposizione crediti IVA relativi a due anni di imposta, ossia due distinti plafond cui fare riferimento, il primo relativo al credito IVA annuale, il secondo relativo alla sommatoria dei crediti IVA trimestrali. E’ il caso, ad esempio, del contribuente che rileva in dichiarazione annuale 2011 un credito IVA di 30.000 euro (che sarà quindi compensabile, senza vincoli, entro i limiti dei 5.000 euro nel corso del 2012) e che contemporaneamente rileva un credito nel secondo  trimestrale IVA del 2012 di 20.000 (anche questo quindi utilizzabile senza vincoli sempre nel 2012 entro il limite dei 5.000 euro).

Attraverso il Provv. del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 21 dicembre 2009 è stato stabilito che la trasmissione telematica delle deleghe di pagamento recanti compensazioni di crediti IVA che superano l’importo annuo di 5.000 euro, può essere effettuata non prima che siano trascorsi dieci giorni dalla presentazione della dichiarazione o dell’istanza da cui il credito emerge, indipendentemente dalla data di addebito indicata che, in ogni caso, non può essere inferiore al sedicesimo giorno del mese successivo a quello di presentazione della dichiarazione e/o dell’istanza. In seguito alla trasmissione telematica di una delega di pagamento, infatti, il contribuente (o l’intermediario preposto) riceve una prima comunicazione attestante l’avvenuta acquisizione del file da parte dei servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate. Nel caso di utilizzo di un credito IVA, la delega è successivamente sottoposta ad ulteriori controlli finalizzati alla verifica del rispetto dei requisiti previsti dall’art. 10 del DL n. 78 del 2009, a fronte dei quali è prodotta una seconda comunicazione attestante l’esito di accettazione o di scarto. E’ pertanto consigliabile procedere alla trasmissione delle deleghe contenenti compensazioni IVA con alcuni giorni di anticipo rispetto alla scadenza dei termini di versamento, così da avere la possibilità, in caso di scarto della delega, di ritrasmetterla previa rimozione dell’errore che ne ha determinato la mancata accettazione.

Fermo restando l’obbligo di presentazione all’ufficio competente, in via telematica entro l’ultimo giorno del mese di riferimento, dell’istanza (modello IVA TR), il contribuente può utilizzare in compensazione i crediti IVA infrannuali di importo inferiore al “tetto” di 5.000 euro senza attendere il sedicesimo giorno del mese successivo a quello di presentazione dell’istanza; la condizione innanzi richiamata deve, invece, essere rispettata per compensare gli importi che superano il limite di 5.000 euro annui.

Nel caso di utilizzo in compensazione di crediti, di cui sia constatata l’esistenza, in misura superiore al limite di 5.000 euro in data precedente a quella di presentazione della dichiarazione annuale, ovvero in misura superiore al limite di 15.000 euro senza che sia stato apposto sulla dichiarazione il prescritto visto di conformità, continua ad applicarsi la sanzione di cui allart. 13 del D.Lgs. n. 471 del 1997, ossia quella prevista nel caso di omesso versamento (pari al 30% del credito indebitamente utilizzato in compensazione). Il contribuente che invece presenta la propria dichiarazione senza visto di conformità (intendendo, in tal modo utilizzare il credito in compensazione non oltre il limite di 15.000 euro), può modificare la propria scelta mediante presentazione di una dichiarazione correttiva/integrativa, completa di visto, al più tardi entro 90 giorni dalla scadenza del termine di presentazione (30 settembre dell’anno successivo a quello di riferimento). A tal riguardo, si evidenzia che non saranno applicate sanzioni al contribuente che presenti la dichiarazione correttiva entro il termine di scadenza ordinario, mentre sarà applicabile la sanzione amministrativa per la tardiva presentazione nel caso in cui il contribuente presenti la dichiarazione sostitutiva/integrativa entro i 90 giorni successivi al termine di scadenza.

Attraverso i controlli telematici l’Agenzia delle Entrate provvede agli opportuni controlli, nonché all’eventuale blocco delle compensazioni, infatti:

1.  Per le deleghe in compensazione di crediti Iva per importi annui oltre i 5.000 euro non possono essere utilizzati gli strumenti diffusi tra le aziende, come l’home banking, messi a disposizione dal sistema bancario, ma devono avvenire esclusivamente per il tramite del canale Entratel  o Fisconline gestiti direttamente da parte del contribuente (abilitandosi al servizio) oppure tramite un intermediario abilitato

2.   il sistema provvede quindi allo scarto delle deleghe:

  • di importo superiore a 5.000 euro nel caso in cui manchi la dichiarazione annuale preventiva;
  • delle deleghe di importo superiore a 15.000 euro nel caso in cui manchi l’apposizione del visto di conformità;
  • delle deleghe con credito Iva in compensazione di importo superiore a quello residuo spettante al contribuente.

 


PARAGRAFO 8

Il divieto di compensazione

L’art. 31 D.L. 78/2010, convertito con modifiche nella L.122/10, ha introdotto il divieto di compensazione dei crediti relativi alle imposte erariali in presenza di debiti iscritti a ruolo (per imposte erariali ed accessori) di ammontare superiore a 1.500 euro, per i quali è scaduto il termine di pagamento; è stata inoltre introdotta una specifica sanzione in caso di violazione di tale divieto.

L’art. 31 D.L. 78/2010, convertito con modifiche nella L.122/10, ha introdotto il divieto di compensazione dei crediti relativi alle imposte erariali in presenza di debiti iscritti a ruolo (per imposte erariali ed accessori) di ammontare superiore a 1.500 euro, per i quali è scaduto il termine di pagamento; è stata inoltre introdotta una specifica sanzione in caso di violazione di tale divieto. A partire dal 18 febbraio 2011 pertanto non è più possibile utilizzare i crediti erariali qualora non si sia provveduto a sanare le proprio posizioni pendenti, pena l’applicazione di una sanzione pari al 50% degli importi iscritti a ruolo (e fino a concorrenza dell’ammontare indebitamente compensato).

Il divieto di compensazione riguarda esclusivamente i crediti relativi ad imposte erariali ed interessa le sole compensazioni “orizzontali” (quelle cioè relative a crediti e debiti di natura diversa). Tra le imposte che impediscono la compensazione rientrano quindi l’IRPEF, l’IRES, l’IVA, ma anche l’IRAP e le addizionali ai tributi diretti, così come specificato nella relazione illustrativa al D. MEF 10 febbraio 2011. Non sono invece interessati dalla nuova disposizione (in quanto non rientranti tra le imposte erariali) l’ICI, i contributi previdenziali, i premi INAIL.

Ai fini dell’individuazione dei debiti per imposte erariali che fanno scattare il divieto alla compensazione, sono esclusi i contributi e le agevolazioni erogati a qualsiasi titolo sotto forma di credito d’imposta, anche se vengono indicati nella sezione “erario” del modello F24. Per quanto riguarda gli importi accessori a cui fa riferimento la norma, devono intendersi tali, oltre che sanzioni e interessi, gli aggi, gli interessi di mora e le altre spese collegate al ruolo, quali quelle di notifica o quelle relative alle procedure esecutive sostenute dall’agente della riscossione e, in generale, tutte le spese rimborsabili all’agente della riscossione.

La preclusione alla compensazione vale non soltanto per le cartelle di pagamento scadute notificate successivamente al 1° gennaio 2011, ma anche per le cartelle già notificate in precedenza e, quindi, per tutte quelle il cui termine di pagamento sia scaduto, anche se anteriormente al primo gennaio 2011, indipendentemente dalla data di notifica. La preclusione non opera:

  • nel caso di debiti per imposte erariali iscritti a ruolo non ancora scaduti al momento del versamento, quindi la compensazione è ancora possibile entro 60 giorni dalla notifica della cartella;
  • in presenza di ruoli per i quali sia in atto concessa una sospensione.

In presenza di debiti per i quali è stata concessa la rateazione, il mancato pagamento alla scadenza di una sola rata, non pregiudica  il piano di rateazione, che rimane ancora in essere, e, quindi, esclusivamente la rata scaduta andrà computata (al fine del raggiungimento del limite di 1.500 euro) tra l’ammontare complessivo dei debiti iscritti a ruolo il cui termine di pagamento è scaduto. Nel caso invece di mancato pagamento di otto rate anche non consecutive, il debitore decade automaticamente dal beneficio della dilazione e l’intero importo iscritto a ruolo diventa immediatamente riscuotibile e, quindi, la preclusione riguarda l’importo complessivo del debito residuo non pagato.

Per la determinazione della soglia dei 1.500 euro di debiti scaduti verso l’Erario, il cui superamento fa scattare il divieto di compensazione, è necessario fare riferimento agli importi scaduti in essere al momento del versamento (comprensivi non solo delle imposte, ma anche di tutti gli accessori). Quindi, nel caso di più cartelle, per importi e per scadenze diverse, occorrerà verificare il complessivo debito scaduto ancora in essere al momento dell’effettuazione del versamento e conseguentemente, in caso di pagamento parziale avvenuto in data anteriore a quella in cui si intende procedere alla compensazione, occorrerà fare riferimento all’ammontare del debito residuo nel giorno di presentazione della delega modello F24.

L’esistenza di debiti iscritti a ruolo che precludono la compensazione può essere verificata dai contribuenti interessati sia riscontrando le cartelle ad essi notificate, ma anche accedendo dal sito di Equitalia S.p.A al proprio Estratto conto Equitalia, cioè all’elenco delle cartelle e degli avvisi di pagamento relativi al proprio codice fiscale/partita IVA dall’anno 2000, e comunque recandosi presso gli sportelli degli agenti della riscossione.

Con il Decreto attuativo del 10 febbraio 2011 è diventata poi operativa la possibilità di pagamento, anche parziale, dei debiti iscritti a ruolo mediante compensazione dei crediti erariali; tale possibilità può essere applicata anche agli oneri accessori delle imposte scadute. Nel caso di compensazioni parziali, sarà onere del contribuente, comunicare all’agente di riscossione, la posizione debitoria da estinguere, in caso contrario verrà saldato il debito più vecchio. Con la Risoluzione 18/E del 21 febbraio 2011, l’Agenzia delle Entrate ha istituito il codice tributo “RUOL” necessario per effettuare il pagamento/compensazione delle cartelle esattoriali. Esso dovrà essere indicato nella sezione “Accise/Monopoli ed altri versamenti non ammessi in compensazione” del modello “F24 Accise” in corrispondenza del campo “codice tributo”.

La nuova normativa, per le eventuali compensazioni poste in essere non rispettando i vincoli sopra descritti, ha previsto l’applicazione di una sanzione del 50% dell’importo dei debiti iscritti a ruolo per imposte erariali e relativi accessori per i quali è scaduto il termine di pagamento, fino però a concorrenza dell’ammontare indebitamente compensato. In sostanza la sanzione è misurata sull’intero importo del debito, ma trova un limite nell’ammontare compensato. Ad esempio, in presenza di un debito di 30.000 euro e di una compensazione di pari importo, la sanzione sarà di 15.000 euro, il 50% del debito. Nel caso di compensazione pari a 20.000 euro la sanzione sarà sempre di 15.000 euro. Nel caso di importo compensato inferiore alla metà del debito, invece, la sanzione corrisponderà all’ammontare compensato: quindi, nell’esempio di cui sopra, in presenza di una compensazione per 10.000 euro la sanzione sarà pari a 10.000 euro.

 


PARAGRAFO 9

Il Modello F23

L'F24 vede, in particolare, il suo utilizzo per la regolarizzazione di contratti di locazione o affitto, atti giudiziari, dichiarazioni di successioni, atti privati, utilizzazione di beni dello Stato, definizione agevolata delle sanzioni, ravvedimento per tasse e imposte indirette e atti emessi da altri uffici ed enti.

Il contribuente ha a disposizione il modello di pagamento F23 per provvedere al versamento di imposte e tasse che non possono essere gestite con il modello F24. L’F23 non può essere, in generale, utilizzato in via telematica direttamente dal contribuente e serve a saldare i seguenti tributi:

  • imposta di registro, ipotecaria e catastale;
  • imposta sulle successioni e donazioni;
  • altre tasse e imposte indirette e relativi accessori e sanzioni;
  • sanzioni inflitte da autorità giudiziarie ed amministrative;
  • tasse e entrate demaniali.

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Tale modello vede, in particolare, il suo utilizzo per la regolarizzazione di contratti di locazione o affitto, atti giudiziari, dichiarazioni di successioni, atti privati, utilizzazione di beni dello Stato, definizione agevolata delle sanzioni, ravvedimento per tasse e imposte indirette e atti emessi da altri uffici ed enti.

Indipendentemente dal domicilio fiscale o dall’Ente che lo richiede, il pagamento dello stesso può avvenire:

  • in qualsiasi concessionario della riscossione;
  • banca;
  • ufficio postale.

Analogamente al modello F24, anch’ esso è diviso in sezioni:

  • dati anagrafici: vanno inseriti i dati delle parti coinvolte, come ad esempio per la registrazione di un contratto di locazione andranno indicati i dati del proprietario e dell’affittuario;
  • dati del versamento: in questa sezione vengono inseriti  i dati riferiti all’ente o all’ufficio al quale fa riferimento il versamento, gli estremi dell’atto nel caso di atti pubblici o scritture private autenticate, il codice tributo desumibile dalle tabelle fornite sul sito dell’Agenzia delle Entrate, la descrizione del tributo che si sta pagando e l’importo scritto in cifre e in lettere;
  • Estremi del versamento: sarà cura del concessionario, della banca o dell’ufficio postale indicare la data e i relativi codici identificativi per l’addebito;
  • Firma: dovrà essere cura di chi presenta il modello apporre la firma per un corretto pagamento del tributo.

F23 On Line

L’Agenzia delle entrate ha reso disponibile per tutti i contribuenti una nuova applicazione che permette di compilare direttamente sul suo sito internet (www.agenziaentrate.gov.it), senza installare alcun software, il modello di pagamento F23. Attraverso alcuni passaggi guidati, il contribuente compila le diverse sezioni del modello con l’aiuto di istruzioni ed elenchi contenenti i dati ammessi nei vari campi.

L’utilizzo del modello F23 on line evita di commettere errori formali di compilazione del modello, in quanto la stessa applicazione effettua il controllo dei dati inseriti, indicando l’eventuale anomalia riscontrata. In qualunque momento si può tornare indietro e modificare i campi già compilati. Inoltre, al termine della compilazione sarà possibile stampare (o salvare) il modello da presentare per il pagamento agli sportelli di banche, Poste Spa o Agenti della riscossione.

Ravvedimento operoso

Come il modello F24, anche con il modello F23 è possibile effettuare, spontaneamente, la regolarizzazione di somme omesse o insufficienti dei vari tributi.

Occorrerà provvedere al conteggio degli interessi, calcolati al tasso legale annuo dal giorno in cui il versamento andava effettuato a quello in cui effettivamente verrà eseguito, e delle sanzioni ridotte.

Esse sono previste nella misura ordinaria del 30%, salvo alcune deroghe:

  • nel caso in cui il pagamento avvenga entro 30 giorni dalla scadenza originaria, la sanzione si riduce al 3,00% (pari ad 1/10 del 30%);
  • nel caso in cui il pagamento avvenga superati i 30 giorni dalla scadenza originaria, ma entro un anno dalla violazione, la sanzione di riduce al 3,75% (pari ad 1/8 del 30%).


Stampato il 24/04/2019 alle 20.37
http://guide.directio.it/guide-interattive/guida-adempimenti-pmi/indice/adempimenti-periodici/10-versamento-delle-imposte.aspx