Guida adempimenti PMI


La scelta del regime contabile


PARAGRAFO 1

Il regime ordinario

Il regime fiscale ordinario, obbligatorio per le società di capitali, è anche adottato da imprese individuali e società di persone, per opzione o per superamento dei limiti validi per il regime semplificato. La determinazione del reddito di impresa in regime ordinario presuppone la tenuta della contabilità ordinaria e la redazione del bilancio di esercizio.

Il regime di contabilità ordinario costituisce regime “naturale” obbligatorio, a prescindere dal volume di ricavi conseguito (art. 13 del D.P.R. 600/73), per:

  • le società di capitali e gli enti equiparati;
  • gli enti pubblici e privati, diversi dalle società, nonché i trust (a decorrere dal 1° gennaio 2007 in base al disposto normativo della L.296/06, art. 1, c. 76 cod.civ).

Sono inoltre obbligate al regime di contabilità ordinario:

  • le imprese individuali;
  • le società di persone;
  • gli enti non commerciali.

nel caso in cui esercitino un’attività di impresa con ricavi superiori a: 

  • euro  400.000,00 se svolgono attività di servizi;
  • euro  700.000,00 se svolgono altre attività.

Ricordiamo che i limiti di cui sopra (precedentemente pari rispettivamente ad euro 309.874,14 ed euro 516.456,90) sono stati così elevati, con decorrenza da maggio 2011, dalla L. 106/2011.

Inoltre i contribuenti che normalmente adotterebbero il regime contabile semplificato possono optare di adottare il regime ordinario.

 

Chi adotta il regime di contabilità ordinaria deve compilare i seguenti libri e registri contabili obbligatori:

Libro giornale

Il libro giornale deve indicare giorno per giorno le operazioni relative all’esercizio dell’impresa (art. 2216 cod.civ)

La norma fiscale (art. 22 D.P.R. 600/73) stabilisce un termine di 60 giorni dal verificarsi dell’operazione per la relativa registrazione sul libro (se il registro è tenuto a mezzo di sistemi informatici e meccanografici è ritenuta regolare anche quando i dati sono aggiornati entro 60 giorni su supporto magnetico, a condizione che la mancata trascrizione riguardi l’esercizio per il quale non siano scaduti da oltre tre mesi i termini per la presentazione delle relative dichiarazioni annuali e sia possibile, in qualsiasi momento, trascrivere su supporti cartacei i dati memorizzati nell’elaboratore).

I libri contabili obbligatori devono essere conservati per dieci anni dalla data dell’ultima annotazione. Il termine può essere prorogato se alla scadenza non sono stati ancora definiti gli eventuali accertamenti tributari precedentemente iniziati. La conservazione può essere effettuata anche su supporti ottici o magnetici in modo tale da garantire sia la certezza della data, sia la non modificabilità dei dati.

Libro inventari

Il libro degli inventari deve essere redatto (ai sensi dell’art. 15 DPR 600/1973) entro tre mesi dal termine per la presentazione della dichiarazione dei redditi e deve riportare (art. 2217 cod.civ..):

  • l’inventario iniziale
  • i successivi inventari annuali
  • l’indicazione e la valutazione delle attività e passività relative all’impresa e delle attività e passività dell’imprenditore estranee all’impresa
  • lo stato patrimoniale ed il conto economico
  • la sottoscrizione dell’imprenditore.

I piccoli imprenditori sono esonerati dall’obbligo.

Con la  L. n. 383 del 18/10/2001 è stato soppresso l’obbligo di bollatura iniziale del libro giornale e del libro degli inventari, confermando quello della numerazione progressiva delle pagine, prima della loro utilizzazione e per ciascun periodo, con l’indicazione, pagina per pagina, dell’anno cui si riferisce. L’Agenzia delle Entrate ha precisato che la numerazione non deve effettuarsi sin dall’inizio per l’intero libro e neanche per l’intero periodo di imposta, ma può essere eseguita nel momento in cui si utilizza effettivamente la pagina. Si fa presente che l’anno da indicare sul libro è l’anno della contabilità e non quello in cui viene materialmente effettuata la stampa delle pagine. È stato anche chiarito che le scritture di rettifica e assestamento concernenti operazioni dell’esercizio già chiuso, generalmente rilevate nel corso dell’esercizio successivo a quello di riferimento, possono prendere il numero dell’esercizio in cui sono annotate e la data della loro effettiva rilevazione, avendo cura di specificare che si tratta di un’operazione riferita alla chiusura dell’esercizio precedente (esempio: le scritture di rettifica del bilancio al 31/12/2011 che vengono registrate nel corso del 2012).

Per entrambi i libri sopracitati è comunque rimasto l’obbligo di versare l'imposta di bollo prima che il registro sia posto in uso, quindi antecedentemente alle registrazioni sulla prima pagina:

  • per i contribuenti non tenuti al versamento forfetario della tassa di concessione governativa (imprese individuali e società di persone) l’imposta di bollo deve essere corrisposta nella misura di euro 32 per ogni cento pagine o frazioni di cento pagine;
  • per le società di capitali, che versano annualmente (entro il 16 marzo) le concessioni governative nella misura di euro 309,87 (o euro 516,46 per quelle con capitale superiore a euro 516.456,90) l'imposta di bollo da versare per ogni cento pagine, o frazioni di cento, è invece di euro 16.

L’imposta può essere versata alternativamente:

  • tramite contrassegno;
  • mediante versamento (presso banche, poste o concessionari della riscossione) eseguito tramite modello F23, con codice tributo 458T, i cui estremi della ricevuta di pagamento devono essere riportati sulla prima pagina di ciascun libro o registro.

A partire dal 1° gennaio 2007 i contrassegni telematici (in vigore già dal 2005) hanno sostituito definitivamente le marche da bollo cartacee. Il pagamento dell’imposta di bollo avviene, quindi, presso gli intermediari (tabaccai, ufficiali giudiziari e altri distributori già autorizzati alla vendita di valori bollati) convenzionati con l’Agenzia delle Entrate, che rilasciano i relativi contrassegni telematici.

Le scritture ausiliarie

Sono regolamentate ai sensi dell’art. 14 DPR 600/73:

  • il libro mastro: in esso vengono registrati gli elementi patrimoniali e reddituali raggruppati in categorie omogenee in modo da consentire di desumere chiaramente e distintamente i componenti positivi e negativi che concorrono alla formazione del reddito.
  • le scritture di magazzino: sono obbligatorie solo per le imprese in contabilità ordinaria che per due esercizi consecutivi presentano ricavi superiori a euro 5.164.568,99 e il valore complessivo delle rimanenze finali superiore a euro 1.032.913,80. In particolare l’obbligo decorre dal secondo anno successivo al verificarsi delle condizioni descritte. Così, ad esempio, se i limiti sono superati sia nell’anno 2011 che nell’anno 2012, l’obbligo decorre dall’esercizio 2014 indipendentemente dai valori di ricavi e rimanenze fatti registrare nel 2013. L’obbligo cessa a partire dal primo periodo di imposta successivo a quello in cui, per la seconda volta consecutiva, l’ammontare dei ricavi o il valore delle rimanenze è inferiore a tale limite. Queste scritture consentono di valutare le movimentazioni e le giacenze di merci, nonché di assicurare il regolare flusso degli approvvigionamenti. Nelle scritture di magazzino devono registrarsi, entro sessanta giorni dal verificarsi, le quantità entrate ed uscite di merci destinate alla vendita, semilavorati, prodotti finiti, materie prime e  imballaggi.

Le scritture ausiliarie non sono sottoposte ad alcuna formalità, non essendone richiesta né la numerazione né la bollatura iniziale.

Registro dei beni ammortizzabili

Il  registro dei beni ammortizzabili (disciplinato dall’art. 16 DPR 600/73) deve essere compilato entro il termine di presentazione della dichiarazione dei redditi, con le seguenti indicazioni:

  • per i beni immobili e i beni mobili iscritti in pubblici registri devono essere indicati l'anno di acquisizione, il costo originario, eventuali                 rivalutazioni e svalutazioni, il fondo di ammortamento al termine del periodo d'imposta precedente, il coefficiente di ammortamento effettivamente applicato, la quota annua di ammortamento e  le eliminazioni dal processo produttivo
  • per tutti gli altri beni, le indicazioni richieste possono essere effettuate con riferimento a categorie omogenee di beni per anno di acquisizione e coefficiente di ammortamento.

I costi di manutenzione, riparazione e ammodernamento, che vanno ad incrementare il valore del bene, devono essere indicati separatamente a seconda dell'anno di formazione.

I soggetti in contabilità ordinaria possono anche non istituire il registro dei beni ammortizzabili se le annotazioni sono effettuate nel libro degli inventari.

Il registro dei beni ammortizzabili, come tutti gli altri registri (o libri o scritture) assoggettati alla disciplina dell’ art. 2219, cod.civ., deve essere tenuto senza spazi in bianco; tuttavia, poiché potrebbe verificarsi la necessità di lasciare dei fogli in bianco, per permettere lo sviluppo degli ammortamenti, il Ministero delle Finanze con la Circolare 30/04/1977 n. 7/1496 ha chiarito che dette pagine devono essere espressamente intitolate al bene o categoria di beni cui sono riservati e devono recare esplicita indicazione che trattasi di continuazione dello sviluppo dell’ammortamento del bene o categoria di beni, con un richiamo della pagina in cui è inizialmente iscritto il bene o la categoria di beni.

Nel caso in cui il registro in esame sia conservato presso un soggetto diverso dal contribuente (esempio il commercialista), questi dovrà conservare un’attestazione ex art. 52, D.P.R. 633/1972 e art. 33, D.P.R. n. 600/1973 sottoscritta dal soggetto effettivamente in possesso del registro.

Anche per il libro dei beni ammortizzabili con la L. n. 383 del 18/10/2001 è stato soppresso l’obbligo della bollatura; rimane ancora in essere, invece, la numerazione progressiva delle pagine, che è ora eseguita direttamente dal soggetto obbligato alla tenuta delle scritture.

I Libri sociali

Le società di capitale possono inoltre essere obbligate alla tenuta dei seguenti libri sociali:

  • Il libro dei soci, che riporta il numero delle azioni, il nome e cognome dei titolari, i trasferimenti ed i vincoli ad esse relativi ed i versamenti eseguiti;
  • il libro delle obbligazioni, che riporta l’ammontare delle obbligazioni emesse e quelle estinte, il cognome e il nome dei titolari delle obbligazioni nominative, i trasferimenti e i vincoli ad esse relativi;
  • il libro delle assemblee dei soci, che riporta i verbali delle assemblee ordinarie e straordinarie dei soci;
  • il libro del Consiglio di Amministrazione, che riporta i verbali delle riunioni del Consiglio di Amministrazione;
  • il libro del Collegio sindacale, che riporta i verbali relativi alle riunioni del collegio, compresa la relazione al bilancio annuale, o del consiglio di sorveglianza o del comitato per il controllo sulla gestione;
  • il libro del comitato esecutivo, che riporta i verbali dello stesso comitato esecutivo;
  • il libro degli obbligazionisti, che riporta gli eventuali verbali delle assemblee da questi tenute;
  • il libro degli strumenti finanziari emessi ai sensi dellart. 2447-sexies cod.civ.

Tutti questi libri, prima di essere messi in uso, devono essere numerati progressivamente in ogni pagina e bollati in ogni foglio(’art. 2215 cod.civ.). La bollatura obbligatoria dei registri, a seguito del venir meno di tale compito da parte degli Uffici delle Entrate, deve ora ritenersi attribuita unicamente al competente Ufficio presso il Registro delle Imprese o al notaio.

 A questi libri si aggiungono:

  • le scritture previste dalla normativa del lavoro (che saranno esaminate nel capitolo XV);
  • i registri IVA;
  • i registri previsti da leggi speciali (ad esempio, di pubblica sicurezza, sanitarie, ecc...).

 

La seguente tabella riassume i principali adempimenti in merito ai registri e libri che l’imprenditore deve tenere:

Abrogazione del libro soci di S.r.l.

A decorrere dal 30 marzo 2009 (L. n. 2/2009, di conversione del D.L. n. 185/2008), è stato abrogato il libro soci per le S.r.l. e le società consortili a responsabilità limitata, mentre ne è rimasta  inalterata l’esistenza per le S.p.A. e le S.a.p.a..

Le modifiche o trasferimenti di quote sociali hanno efficacia nei confronti della società con il deposito delle variazione presso il Registro imprese e non più al momento dell'iscrizione sul libro soci. A riguardo, l’Unioncamere nella nota 2453 dell’ 11 febbraio 2009, ha precisato il significato del termine “deposito” inteso come il momento dell’iscrizione presso il Registro imprese, dato che risulterà essere l’unico momento in cui si verrà a conoscenza delle modifiche avvenute.

La norma si propone, nelle intenzione del Legislatore, di ridurre i costi amministrativi a carico delle imprese; in tal senso va anche intesa la soppressione della comunicazione fatta ogni anno al Registro Imprese circa le risultanze del libro soci in sede di deposito del Bilancio.

 

 


PARAGRAFO 2

Il regime semplificato

Per le imprese di nuova costituzione il regime contabile è semplificato se, all’atto della richiesta di attribuzione del numero di partita IVA, si indica un volume d’affari presunto, nell’anno o nella frazione d’anno, non superiore ai limiti sopra riportati. A partire dal periodo successivo, per determinare il tipo di contabilità da adottare, si terrà conto dell’ammontare dei ricavi relativi all’anno precedente.

Le imprese individuali e le società di persone e assimilate i cui ricavi non abbiano superato, nell’arco di un intero anno solare, i seguenti limiti:

  • euro 400.000,00 se hanno per oggetto prestazioni di servizi
  • euro 700.000,00 se hanno per oggetto altre attività diverse dalla prestazione di servizi

adottano il regime della contabilità semplificata come regime contabile “naturale”.

Il contribuente ha comunque la facoltà di optare per il regime ordinario; in tal caso questo resta valido fino a revoca. L’opzione e la revoca per il regime ordinario si desumono dal comportamento concludente esercitato, a cui deve seguire la comunicazione espressa nella prima dichiarazione IVA da presentare successivamente alla scelta.

Per le imprese di nuova costituzione il regime contabile è semplificato se, all’atto della richiesta di attribuzione del numero di partita IVA, si indica un volume d’affari presunto che comporti nell’anno o nella frazione d’anno dei valori non superiori ai limiti sopra riportati. A partire dal periodo successivo, per determinare il tipo di contabilità da adottare, si terrà conto dell’ammontare dei ricavi relativi all’anno precedente.

Nel caso in cui un’impresa eserciti contemporaneamente attività di servizi e altre attività, si deve fare riferimento all’attività prevalente, vale a dire quella che produce i maggiori ricavi. In mancanza di annotazione separata dei ricavi, si considerano prevalenti le altre attività diverse dalle prestazioni di servizi, per le quali il limite per il passaggio a regime “naturale” di contabilità semplificata, ricordiamo, è pari ad un ammontare dei ricavi non superiore ad euro 700.000,00.

I soggetti che adottano il regime della contabilità semplificata non sono obbligate a redigere il bilancio e sono esonerate dalla tenuta di scritture contabili quali il libro giornale, il libro inventari, le scritture ausiliarie. Devono, al contrario, tenere:

  • i registri IVA, nei quali vanno riportate anche le annotazioni non rilevanti ai fini dell’imposta in oggetto, ma che siano comunque rilevanti per la determinazione del reddito (ciò in considerazione del fatto che non vi è il libro giornale)
  • il registro dei beni ammortizzabili, sebbene sia possibile non istituire tale registro se l’imprenditore è in grado di fornire all’Amministrazione finanziaria gli stessi dati che risulterebbero dal registro stesso
  • libri previsti dalla normativa sul lavoro (es. Libro Unico del Lavoro)
  • registri previsti da leggi speciali.

La L. n. 383 del 18/10/2001 ha soppresso l’obbligo di bollatura del registro dei beni ammortizzabili e dei registri IVA. L’unico adempimento da porre in essere rimane pertanto la numerazione progressiva delle pagine, che è ora eseguita direttamente dal soggetto obbligato alla tenuta delle scritture.

I contribuenti in contabilità semplificata possono annotare le spese per prestazioni di lavoro dipendente cumulativamente nel registro IVA acquisti entro il termine di presentazione della dichiarazione dei redditi, a condizione che le spese risultino correttamente annotate nei libri prescritti dalla legislazione sul lavoro.

 

 


PARAGRAFO 3

Regime premiale per la trasparenza fiscale

Istituendo il regime premiale per favorire la trasparenza, il legislatore ha manifestato l'intento di premiare, con semplificazioni degli adempimenti amministrativi e con l'assistenza fiscale da parte dell'Agenzia delle Entrate, i soggetti che adottavano comportamenti trasparenti nei confronti dell'Amministrazione finanziaria

A decorrere dal 1° gennaio 2013 per i soggetti che svolgono attività d’impresa in forma individuale o con le forme associate di cui all’art.5 TUIR (società di persone, in accomandita semplice, ecc..), al fine di promuovere la trasparenza e l’emersione di base imponibile da assoggettare a tassazione, sono state introdotte rilevanti semplificazioni fiscali (art.10 del DL del 6 dicembre 2011 n. 201).

In sintesi le agevolazioni riguardano:

 Il regime presuppone che i contribuenti :

  • provvedano all’invio telematico all’amministrazione finanziaria, direttamente o tramite intermediario: dei corrispettivi, delle fatture emesse e ricevute e delle risultanze degli acquisti e delle cessioni non soggette a fattura
  • istituiscano un conto corrente dedicato ai movimenti finanziari relativi all’attività artistica, professionale o di impresa esercitata.

Per contro viene prevista una serie di agevolazioni e semplificazioni degli adempimenti amministrativi, fiscali e contabili, differenziati a seconda che si tratti di soggetto in contabilità ordinaria o semplificata:

  • predisposizione automatica da parte dell’Agenzia delle Entrate delle liquidazioni periodiche IVA, dei modelli di versamento e della dichiarazione IVA, eventualmente previo invio telematico da parte del contribuente di ulteriori informazioni necessarie
  • predisposizione automatica da parte dell’Agenzia delle Entrate del modello 770 semplificato, del modello CUD e dei modelli di versamento periodico delle ritenute, nonché gestione degli esiti dell’assistenza fiscale, eventualmente previo invio telematico da parte del sostituto o del contribuente delle ulteriori informazioni necessarie
  • soppressione dell’obbligo di certificazione dei corrispettivi mediante scontrino o ricevuta fiscale
  • anticipazione del termine di compensazione del credito IVA, abolizione del visto di conformità per compensazioni superiori a 15.000 euro ed esonero della prestazione della garanzia per i rimborsi IVA

Ai contribuenti che rispettano le condizioni previste dall’art.10 D.L. 201/2011 (trasmissione dei dati all’amministrazione finanziaria e istituzione di un conto dedicato) e che non sono  in regime di contabilità ordinaria sono concesse ulteriori agevolazioni:

  • determinazione dell’IRPEF secondo il criterio di cassa e predisposizione in forma automatica da parte dell’Agenzia delle entrate delle dichiarazioni IRPEF ed IRAP
  • esonero dalla tenuta delle scritture contabili rilevanti ai fini delle imposte sui redditi e dell’IRAP e dalla tenuta del registro dei beni ammortizzabili
  • esonero dalle liquidazioni, dai versamenti periodici e dal versamento dell’acconto ai fini IVA, che sarà versata in un'unica soluzione.

La scelta del regime premiale verrà operata preventivamente con opzione da esercitare nella dichiarazione dei redditi presentata nel periodo d’imposta precedente a quello di applicazione delle agevolazioni.

I soggetti che intendono pertanto avvalersi del regime dal 2015 devono esercitare l'opzione:

  • nel modello UNICO 2014 PF barrando la casella del rigo RS36
  • nel modello UNICO 2014 SP barrando la casella del rigo RS44

La norma riconosce le agevolazioni di cui sopra a decorrere dal 1 gennaio 2013, ma, per la sua attuazione avrebbero dovuto essere emanati alcuni provvedimenti attuativi: l'art. 10, c. 5 del D.L. 201/2011 ne prevedeva l'emanazione entro il termine di 180 giorni dall'entrata in vigore del D.L. 201/2011, il cui termine risulta scaduto il 03 giugno 2012.

L'assenza di tali provvedimenti attuativi determina l'inapplicabilità del regime; peraltro l'Agenzia delle Entrate ha ravvisato alcune criticità nella norma e pertanto si attendono modifiche normative.

In conclusione l'opzione per il regime premiale per la trasparenza, permanendo l'assenza delle disposizioni attuative,  è priva di effetti.

 


PARAGRAFO 4

Regime agevolato forfetario

Regime agevolato forfetario

Con l’approvazione della Legge di Bilancio 2019 è stato ulteriormente modificato il regime forfetario, in essere dall'entrata in vigore della legge 190/2014 (1°gennaio 2015). Tale regime, infatti, aveva già subito alcune modifiche con la Legge di stabilità 2016.

Il regime forfetario fino al 31.12.2018 

Il regime forfetario comporta delle semplificazioni in materia di IVA ed imposte dirette prevedendo la determinazione forfetaria del reddito da assoggettare ad un’unica imposta sostitutiva, e permette di accedere ad un regime contributivo opzionale per le imprese.

Il regime forfetario agevolato è il regime naturale delle persone fisiche che esercitano un’attività di impresa, arte o professione in forma individuale, purché siano in possesso dei requisiti stabiliti dalla legge e non incorrano in una delle cause di esclusione. Al regime forfetario possono accedere anche i soggetti già in attività.

Il regime non prevede nessuna scadenza legata al numero di anni di attività o al raggiungimento di una determinata età anagrafica; pertanto la sua applicazione è subordinata esclusivamente al possesso dei requisiti qui descritti:

  • non aver conseguito ricavi o percepito compensi superiori a determinati limiti stabiliti in base alla loro tipologia di attività (vedi codice ATECO); tali limiti vanno sempre proporzionati sulla base dei mesi di attività svolta, qualora la stessa sia iniziata in corso d’anno. Nel caso di un soggetto con più attività, ai fini della verifica dei requisiti di accesso nel regime, occorre considerare il limite più elevato tra quelli fissati per ciascuna delle attività dallo stesso esercitate;
  • non aver sostenuto spese per lavoro dipendente, accessorio e per collaborazioni per una cifra superiore ad euro 5.000; in tale limite non rientrano gli utili da partecipazione erogati agli associati in partecipazione;
  • alla data di chiusura dell’esercizio antecedente all’ingresso nel regime di vantaggio, non essere in possesso di beni strumentali, al lordo degli ammortamenti, per un valore superiore a euro 20.000; non rilevano nel conteggio i beni immobili mentre rientrano nel conteggio i beni in locazione finanziaria. Per i beni utilizzati in modo promiscuo il valore è calcolato nella misura del 50%, indipendentemente dal loro utilizzo.

Cause di esclusione dal regime agevolato

Sono esclusi:

  • i soggetti non residenti (con eccezione di coloro che risiedono in un paese dell’Unione Europea e che producano in Italia il 75% del loro reddito);
  • coloro che si avvalgono di regimi speciali IVA o altri regimi agevolati ancora in vigore;
  • i soggetti che partecipano a società di persone, associazioni professionali (art.5 TUIR) o a società a responsabilità limitata con opzione per la trasparenza fiscale;
  • i soggetti la cui attività prevalente o esclusiva è la cessione di fabbricati e terreni e la cessione intracomunitaria di mezzi di trasporto nuovi;
  • coloro che nell’anno precedente hanno percepito reddito da lavoro dipendente o assimilato di importo superiore a 30.000 euro, eccezion fatta nel caso in cui il rapporto di lavoro sia cessato. Tale causa di esclusione è stata introdotta con la legge di stabilità 2016 ed è valida soltanto per coloro che hanno aderito al regime a partire dal 01 gennaio 2016.

Proprio in merito all’ultimo punto si ricorda che la legge di stabilità 2016 ha abrogato la disposizione secondo cui al regime agevolato potevano accedere solo coloro che – nel corso dell’anno antecedente all’ingresso nel regime – avevano conseguito redditi per lo svolgimento di attività d’impresa, arte o professione prevalenti rispetto a redditi da lavoro autonomo. Tale causa di esclusione ha – dunque - avuto effetto solo per i contribuenti che adottato il regime agevolato nel corso del 2015.

Modalità d’ingresso nel regime agevolato

Si deve distinguere tra:

- Contribuenti già in attività
Essendo che il regime forfetario è un regime naturale, i contribuenti che già svolgono un’attività di impresa, arte o professione e che – possedendone i requisiti sopra indicati - vi accedono, non devono fare alcuna comunicazione preventiva o successiva all’Agenzia delle Entrate. Vige, invece, l’obbligo di inviare apposita comunicazione telematica all’INPS entro il 28 febbraio di ciascun anno, qualora il contribuente sia interessato ad accedere ad un regime contributivo agevolato (legge di Stabilità 2016).

Contribuenti che iniziano l’attività (start-up)
I contribuenti che iniziano un’attività d’impresa, arte o professione hanno l’obbligo di darne comunicazione mediante dichiarazione di inizio attività da presentare all’Agenzia delle Entrate. Tale comunicazione non ha valore di opzione, trattandosi di un regime naturale. L’omessa indicazione nella dichiarazione di inizio attività dell’intenzione di applicare il regime forfetario non preclude, quindi, l’accesso al regime medesimo, ma è sanzionabile con una ammenda amministrativa da 250 euro a 2.000 euro. 
L’attestazione della sussistenza dei requisiti per l’accesso al regime e dell’assenza delle cause ostative va fatta in sede di dichiarazione annuale dei redditi.

Reddito e tassazione

Rimane valida la distinzione tra:

Contribuenti già in attività
Il reddito imponibile viene calcolato applicando all’ammontare dei ricavi/compensi percepiti un coefficiente di redditività diversificato a seconda del codice ATECO relativo all’attività svolta. Sul reddito imponibile viene poi applicata un’unica imposta sostitutiva nella misura del 15%. Tale imposta sostituisce Irpef, Irap, addizionali regionali e comunali.

Contribuenti che iniziano l’attività (start up)
Per coloro che decidono di iniziare una nuova attività economica il legislatore ha previsto un’ulteriore agevolazione fiscale, e più precisamente:

  1. Legge di stabilità 2015: riduzione di 1/3 dell’imponibile determinato al lordo delle riduzioni; tale calcolo è stato applicato per il solo anno 2015;
  2. Legge di stabilità 2016: il reddito imponibile è assoggettato ad imposta sostitutiva del 5% per i primi 5 anni di attività (tale regola vale dunque – a partire dal 2016 - anche per chi ha iniziato l’attività nel 2015).

Sono considerati soggetti che iniziano una nuova attività e che possono beneficiare dell’aliquota agevolata dell’imposta sostitutiva anche coloro che:

  • non abbiano esercitato nei tre anni precedenti all’inizio dell’attività, nessuna attività d’impresa, professionale o artistica;
  • inizino un’attività che non costituisca mera prosecuzione di altra attività precedentemente svolta sotto forma di lavoro dipendente o autonomo, eccezion fatta per i periodi obbligatori di tirocinio per lo svolgimento di arti e professioni;
  • non proseguano un’attività svolta da altro soggetto che – negli anni precedenti all’accesso al regime – abbia superato i limiti di accesso allo stesso.

L’aliquota del 5% rimane valida anche per coloro che fino al 31 dicembre 2014 applicavano il regime fiscale di vantaggio e che- possedendone i requisiti - sono rientrati nel nuovo regime forfetario.

Si ricorda che coloro che rientrano nel regime fiscale agevolato non possono usufruire del super ammortamento.

Semplificazioni fiscali

Ecco alcune semplificazioni in merito agli adempimenti previsti per legge in materia di imposte dirette ed indirette:

  • esonero dagli obblighi registrazione e tenuta delle scritture contabili;
  • esonero applicazione studi di settore e parametri;
  • non applicazione delle ritenute alla fonte;
  • non addebito in fattura dell’iva ai propri clienti con l’impossibilità di detrarre l’iva sugli acquisti;
  • esonero dalle liquidazioni iva;
  • esonero dalla presentazione delle comunicazioni Iva e della dichiarazione iva;
  • esonero dalla presentazione dello spesometro;
  • facoltà e non obbligo di registrazione dei corrispettivi, fatture emesse e ricevute.

Rimane l’obbligo di numerare e conservare le fatture di acquisto e le bollette doganali, di certificare i corrispettivi, di integrare le fatture per operazioni per cui si risulta debitore d’imposta (es: reverse charge) provvedendo ad effettuare il versamento dell’iva dovuta secondo scadenza.

Fuoriuscita dal regime

Alla fine di ogni anno spetta al contribuente analizzare la propria situazione e determinare se sono venute meno le condizioni di permanenza nel regime forfettario.

I contribuenti che potenzialmente devono applicare il regime forfetario hanno la possibilità di disapplicarlo, ovvero di fuoriuscirne, optando per la determinazione delle imposte sul reddito e dell’imposta sul valore aggiunto nei modi ordinari. L’opzione per il regime ordinario avviene tramite comportamento concludente, ma deve, in ogni caso, essere comunicata barrando l’apposito campo della dichiarazione annuale IVA da presentare successivamente alla scelta operata. L' opzione per l’applicazione del regime ordinario è valida per almeno un triennio.

Regime forfettario 2019

La Legge di bilancio 2019 (art. 1, commi 9-11) ha previsto l'applicazione di un'imposta sostitutiva unica del 15% per contribuenti persone fisiche esercenti attività d'impresa, arti o professioni che nell'anno precedente abbiano conseguito ricavi ovvero abbiano percepito compensi, ragguagliati ad anno, non superiori a 65.000 euro. Per la verifica dei requisiti al 1°gennaio 2019 è necessario, dunque, verificare il fatturato 2018.

Con l’intento di favorire ulteriormente le nuove iniziative economiche, il legislatore con la legge di stabilità per il 2016, aveva stabilito che, a decorrere dal 2016, il reddito determinato con i criteri sopra illustrati, sia assoggettato ad un’imposta sostitutiva del 5%, per i primi 5 anni di attività

La Legge di Bilancio 2019 (legge 145/2018) conferma che il nuovo regime forfetario è un regime naturale; non è dunque previsto per chi già possiede una partita IVA l'esercizio di alcuna opzione preventiva per rientrarvi. Gli stessi soggetti sono, tuttavia, obbligati ad inviare apposita comunicazione telematica all’INPS entro il 28 febbraio di ciascun anno, qualora siano interessati a fruire del regime contributivo agevolato.

Rimangono invariati i coefficienti di redditività stabiliti nell'allegato 4 della Legge 190/2014, sui quali calcolare l'imposta sostitutiva. I coefficienti variano in base ai codici ATECO, e più precisamente:

Tabella Ateco Legge 190_2014 

Qualora il contribuente eserciti contemporaneamente più attività distinte da differenti codici ATECO, per definire l'ammontare dei compensi totale, è necessario procedere alla somma dei ricavi e dei compensi relativi alle diverse attività esercitate.

Novità dei limiti di accesso

Con l'entrata in vigore del nuovo regime forfetario ex legge 145/2018 sono stati abrogati, inoltre, 2 limiti precedentemente inseriti nella norma che, fino al 2018, bloccavano l’accesso al regime forfetario; i limiti abrogati sono i seguenti:

  • 5.000 euro annuali per le spese per lavoro accessorio, lavoro dipendente e per compensi erogati ai collaboratori;
  • 20.000 euro per gli investimenti in beni strumentali.

Rimangono, invece, valide le semplificazioni fiscali già previste negli anni passati (vedi paragrafo dedicato).

Cause di esclusione

Resta, invece, il divieto di avvalersi del regime forfetario per:

  • le persone fisiche che si avvalgono di regimi speciali ai fini dell'imposta sul valore aggiunto o di regimi forfetari di determinazione del reddito;
  • soggetti non residenti, ad eccezione di quelli che sono residenti in uno degli Stati membri dell'Unione europea o in uno Stato aderente all'Accordo sullo Spazio economico europeo che assicuri un adeguato scambio di informazioni e che producono nel territorio dello Stato italiano redditi che costituiscono almeno il 75 per cento del reddito complessivamente prodotto;
  • soggetti che in via esclusiva o prevalente effettuano cessioni di fabbricati o porzioni di fabbricato, di terreni edificabili di cui all'articolo 10, primo comma, numero 8), del DPR 26 ottobre 1972, n. 633, e successive modificazioni, o di mezzi di trasporto nuovi di cui all'articolo 53, comma 1, del DL 30 agosto 1993, n. 331, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1993, n. 427;
  • gli esercenti attività d'impresa, arti o professioni che partecipano, contemporaneamente all'esercizio dell’attività, a società di persone, ad associazioni o a imprese familiari di cui all'articolo 5 del Tuir, ovvero che controllano direttamente o indirettamente società a responsabilità limitata o associazioni in partecipazione, le quali esercitano attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte dagli esercenti attività d'impresa, arti o professioni;
  • le persone fisiche la cui attività sia esercitata prevalentemente nei confronti di datori di lavoro con i quali sono in corso rapporti di lavoro o erano intercorsi rapporti di lavoro nei due precedenti periodi d'imposta, ovvero nei confronti di soggetti direttamente o indirettamente riconducibili ai suddetti datori di lavoro.

Modalità di accesso al regime

I contribuenti che iniziano un’attività d’impresa, arte o professione e che sono in possesso dei requisiti debbono presentare la dichiarazione di inizio attività (modello AA9/12). 

Fuoriuscita dal regime

Il regime forfetario cessa di avere efficacia a partire dall’anno successivo a quello in cui viene meno anche solo uno dei requisiti di accesso previsti dalla legge ovvero si verifica una delle cause di esclusione.

Si ricorda che....

I contribuenti in regime forfetario:

  • sono esclusi dal campo di applicazione dell'Imposta sul Valore Aggiunto;
  • non possono detrarsi l'Iva sugli acquisti;
  • non sono soggetti all'applicazione della ritenuta d'acconto;
  • sono tenuti, per le fatture emesse per importo superiore ai 77,87 euro, ad applicare l'imposta di bollo pari a 2 euro;
  • non sono soggetti obbligati alla fatturazione elettronica; sul punto si segnala che non vi è alcun divieto per tali soggetti di procedere con l'emissione di fatture in formato elettronico.
  • non devono inviare la Comunicazione Dati operazioni transfrontaliere (esterometro);
  • i soggetti già in attività che rientrano nel regime forfetario debbono procedere alla rettifica della detrazione IVA ex art. 19-bis, comma 2 DPR 633/72 (es: riaddebito IVA detratta su acquisto beni strumentali). Tale rettifica dev'essere indicata nella Dichiarazione IVA corrispondente all'ultimo anno di applicazione delle regole ordinarie. 

PARAGRAFO 5

Vecchi regimi agevolati

Vecchi regimi agevolati

Con l’entrata in vigore del nuovo regime agevolato forfetario, la Legge di stabilità 2015 ha stabilito che fossero abrogati tutti i precedenti regimi fiscali agevolati, e più precisamente:

  • Nuove iniziative imprenditoriali e di lavoro autonomo (art.13 della Legge 388/2000);
  • Regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità (art. 27 commi 1 e 2 del Dl 98/2011);
  • Regime contabile agevolato (art.27 comma 3 del Dl 98/2011)

La legge ha però consentito a coloro che stavano usufruendo del regime fiscale di vantaggio al 31 dicembre 2014 di poter continuare ad applicarlo per tutto il periodo residuo, cioè fino al completamento del quinquiennio ovvero fino al compimento del trentacinquesimo anno di età, se successivo alla scadenza del quinquiennio, ampliando tale possibilità anche a coloro che hanno iniziato l’attività nel corso del 2015.

Con l’entrata in vigore del nuovo regime fu data anche la possibilità a coloro che nel 2015 avevano optato per il regime ordinario di poter entrare nel nuovo regime a partire dal 01 gennaio 2016 revocando la scelta effettuata, purchè in possesso dei requisiti di cui al paragrafo 4. Tale scelta comportava la rettifica dei documenti già emessi nel corso del 2016 con addebito dell’imposta entro 60 giorni dalla pubblicazione sul sito istituzionale dell’Agenzia delle Entrate della Circolare 10/E del 04 aprile 2016


PARAGRAFO 6

Tenuta di libri e registri in formato digitale

Tutti i libri contabili anche di rilevanza fiscale potranno essere gestiti informaticamente grazie alla firma digitale e alla marcatura temporale.

Il termine dematerializzazione ha fatto la sua prima apparizione durante gli anni ’80 nel settore finanziario, con particolare riferimento ai titoli di credito, al fine di superarne la fisicità e consentire forme di circolazione virtuale. Da allora è entrato a far parte del lessico giuridico soprattutto nella pubblica amministrazione, fino ad arrivare ad oggi dove rappresenta uno degli elementi di rilievo all’interno dei processi di riforma della gestione dell’attività amministrativa in ambito digitale.

L’art. 16 L. 28 gennaio 2009 n. 2 ha introdotto un nuovo articolo dopo il 2215 cod.civ., ossia l’art. 2215-bis cod.civ in materia di documentazione informatica; in esso si legge: ” i libri, i repertori, le scritture e la documentazione la cui tenuta è obbligatoria per disposizione di legge o di regolamento o che sono richiesti dalla natura o dalle dimensioni dell'impresa possono essere formati e tenuti con strumenti informatici”. La nuova disposizione del Codice Civile, oltre a prevedere la possibile informatizzazione della tenuta di libri e scritture obbligatorie, determina anche che queste debbono essere rese consultabili in ogni momento con i mezzi messi a disposizione dal soggetto tenutario e costituiscono informazione primaria e originale da cui è possibile effettuare, su diversi tipi di supporto, riproduzioni e copie per gli usi consentiti dalla legge.

La formulazione estremamente ampia dell’art. 2215-bis cod.civ. implica che il regime di dematerializzazione possa trovare applicazione con riferimento:

  • alle scritture contabili obbligatorie ai fini civilistici, di cui all’art. 2214 cod.civ. (libro giornale, libro degli inventari, ecc…)
  • alle scritture contabili richieste dalla normativa tributaria (registri IVA, registro dei beni ammortizzabili, ecc…)
  • ai libri sociali obbligatori di cui all’art. 2421 cod.civ. (libro dei soci, libro delle adunanze e delle delibere delle assemblee, del consiglio di amministrazione, del collegio sindacale o dei revisori, ecc…).

Gli obblighi di numerazione progressiva, vidimazione e gli altri adempimenti previsti dalle disposizioni di legge o di regolamento per la tenuta dei libri, repertori e scritture, ivi compreso quello di regolare tenuta dei medesimi, sono assolti, in caso di tenuta con strumenti informatici, mediante apposizione, almeno una volta all’anno (termine così allungato, rispetto agli originari 3 mesi, dalla L. 12 luglio 2011 n. 106) a far data dalla messa in opera, della marcatura temporale e della firma digitale dell'imprenditore (o di altro soggetto dal medesimo delegato) con riferimento ai documenti contenenti le relative registrazioni. Qualora per un anno non siano state eseguite registrazioni, la firma digitale e la marcatura temporale devono essere apposte all'atto di una nuova registrazione e da tale apposizione decorre il periodo annuale di cui sopra.

Vale la pena ricordare che la cosiddetta firma digitale è basata sulla “tecnologia della crittografia a chiave pubblica”  ed individua quel tipo di firma che può essere apposta ai documenti informatici alla stessa stregua di come la firma autografa viene apposta ai documenti cartacei. Per apporre la firma digitale occorre dotarsi di una smart card, ovvero di una carta elettronica (del tutto simile ad una carta bancomat) dotata di un microprocessore, contenente al suo interno il certificato digitale di sottoscrizione; il tutto può essere ottenuto rivolgendosi ai certificatori accreditati: soggetti pubblici e privati che hanno ottenuto l’autorizzazione a svolgere tale attività (ad esempio la smart card può essere facilmente ottenuta recandosi presso il competente ufficio istituito presso le sedi della CCIAA).

Il servizio di marcatura temporale di un documento informatico, consiste invece nella generazione, da parte di Enti appositamente autorizzati, di una firma digitale del documento cui è associata l'informazione relativa ad una data e ad un'ora certa. Un file marcato temporalmente ha estensione “.m7m”; al suo interno contiene il documento del quale si è chiesta la validazione temporale e la marca emessa dall'Ente Certificatore.

L’obbligo periodico di firma digitale e marcatura temporale è volto a perseguire molteplici finalità, essenzialmente riassumibili nell’intento:

  • di rendere immodificabili i dati contenuti nei documenti digitali
  • di assicurare l’autenticità degli stessi, intesa come riconducibilità ad uno specifico soggetto
  • di attribuire data certa, ed opponibile ai terzi, alla formazione dei documenti ed al relativo contenuto
  • di scongiurare l’eventualità che vengano tenuti una pluralità di “libri paralleli” con contenuti difformi.

L’attivazione di libri e scritture in formato digitale implica la cessazione di quelli in formato cartaceo precedentemente in uso, sui quali sarà necessario operare una formale annotazione, con l’annullamento delle pagine già vidimate o numerate ed ancora in bianco.

La conservazione digitale dei documenti

Quando si parla di dematerializzazione si intende anche quel processo di conservazione sostitutiva dei documenti analogici (documenti cartacei), su supporti informatici utilizzando determinati strumenti digitali.

Conservare digitalmente il documento analogico vuol dire, dunque, sostituire quest’ultimo con il medesimo documento in formato digitale
e garantirne la validità nel tempo, impedendo - attraverso particolari accorgimenti tecnico/giuridici, tra i quali la firma digitale - che il suo contenuto o la sua forma vengano in qualche modo modificati o alterati.

Preliminarmente occorre tenere ben distinto il processo di archiviazione elettronica, il quale risulta essere il passaggio propedeutico alla conservazione sostitutiva. Infatti non sono previste particolari procedure operative, l’adempimento viene lasciato all’iniziativa del soggetto interessato, il quale potrà utilizzare qualsiasi supporto informatico e qualsiasi metodologia di archiviazione, al fine di una più facile accessibilità.

La circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 36/2006 evidenzia quali documenti siano rilevanti al fine dell’applicazione del DM 23 gennaio 2004 in materia di dematerializzazione dei documenti fiscali, in particolare:

  • libro giornale e inventari
  • scritture ausiliarie nelle quali devono essere registrati gli elementi patrimoniali e reddituali
  • scritture ausiliari di magazzino
  • registro dei beni ammortizzabili
  • bilancio d’esercizio, composto da stato patrimoniale, conto economico e nota integrativa
  • registri prescritti ai fini dell’imposta sul valore aggiunto
  • dichiarazioni fiscali
  • modulistica relativa ai paramenti, alle fatture e documenti simili
  • libro soci
  • libro delle obbligazioni
  • libro delle adunanze e delle deliberazioni del consiglio di amministrazione, delle deliberazioni delle assemblee, ecc.....

Il Centro Nazionale per Informatica nella Pubblica Amministrazione, con la deliberazione del 19 febbraio del 2004, ha esplicitato le regole e i comportamenti da seguire per una corretta conservazione sostitutiva. Tale processo prevede l’adozione di regole tecniche comuni e supporti di memorizzazione autorizzati.

Il procedimento si attiva trasponendo il documento cartaceo su un supporto di memorizzazione, mantenendo la conformità dell’originale garantita dal responsabile della conservazione. E’ opportuno, inizialmente, procedere alla “cartellinatura”, ossia preparare i documenti cartacei in appositi fascicoli rendendo possibili eventuali altre aggregazioni, utili per future ricerche, eventuali duplicazioni o esibizioni.

Al termine del processo, sull’insieme dei documenti verrà apposta il riferimento temporale e la firma digitale. L’apposizione del riferimento temporale prima della firma digitale trova motivazione nella necessità di bloccare ad una data certa il contenuto dei documenti memorizzati e conservati, realizzando quindi il cosiddetto “file di chiusura”. Il legislatore ha previsto che i documenti digitali debbano possedere determinate caratteristiche:

  • non devono essere modificabili nel tempo (art 1, c. 2, lettera a, Dm 23 gennaio 2004)
  • non devono contenere né macroistruzioni né codici eseguibili, come ad esempio l’aggiornamento automatico ogni volta che si apre il documento.

Le note esplicative alla delibera Cnipa ( ora DigitPA – Ente Nazionale per la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione) hanno ammesso l’utilizzo, come supporti di memorizzazione, di dischi WORM, CD-R e DVD, accettando qualsiasi altro tipo di supporto, dato il continuo evolversi tecnologico, purché vengano mantenuti integri i dati originali, oltre alla leggibilità nel tempo.

La circolare 36/2006 precisa che si possa procedere alla dematerializzazione dei documenti, anche solo di una parte di essi, come ad esempio solo uno dei registri fiscali obbligatori. Ovviamente deve essere eseguita un’unica modalità di conservazione per l’intero periodo di imposta. Si pensi ad esempio all’archivio del registro acquisti, ogni fornitore dovrà avere una medesima archiviazione per l’intero esercizio, per garantire una corretta consultazione ed eventuale esibizione.

 La procedura di conservazione termina con l’apposizione, da parte del responsabile della conservazione della firma elettronica qualificata e della marca temporale sull’insieme dei documenti. Il responsabile della conservazione di norma si identificazione con il contribuente, salva la facoltà di quest’ultimo di designare un terzo. Nel caso di contribuenti diversi dalle persone fisiche, spetta agli stessi il potere di nominare il responsabile della conservazione che potrà essere sia un soggetto legato da un rapporto qualificato sia un terzo esterno alla società.

Il responsabile potrà delegare a sua volta, in tutto o in parte le sue funzioni a persone, che per competenza o esperienza, garantiscono la corretta esecuzione delle operazioni ad esso delegate:

  • attestare il corretto svolgimento del processo di conservazione
  • gestire il sistema nel suo complesso e garantire l’accesso alle informazioni
  • verificare la corretta funzionalità del sistema e dei programmi utilizzati
  • predisporre le misure di sicurezza del sistema al fine di garantire la sua continua integrità
  • richiedere la presenza di un pubblico ufficiale nei casi in cui è previsto il suo intervento
  • definire e documentare le procedure da rispettare per l’apposizione della marca temporale
  • verificare con periodicità non superiore ai cinque anni che i documenti conservati siano leggibili provvedendo al riversamento diretto o sostitutivo.

Al fine di mantenere inalterati nel tempo i documenti archiviati in formato digitale, si può procedere al riversamento diretto o sostitutivo.

Il riversamento diretto consiste nel trasferimento di un documento, già conservato, da un supporto di memorizzazione ad un altro, senza alterarne la rappresentazione digitale, cioè farne delle semplici copie di sicurezza.

Il riversamento sostitutivo consiste nel trasferire un documento da un supporto ad un altro modificandone il contenuto digitale, cioè aggiornando la sua rappresentazione informativa, a seguito dell’aggiornamento tecnologico.

Questo tipo di riversamento consente l’aggiornamento tecnologico dell’archivio quando non sia possibile o conveniente mantenere nel tempo il formato della rappresentazione informatica originaria dei vari documenti.

Impronta degli archivi informatici: comunicazione all'Agenzia delle Entrate

Il DM 23 gennaio 2004 quindi ha dettato le disposizioni relative all’emissione, conservazione ed esibizione dei documenti informatici, agli obblighi da osservare ai fini delle norme tributarie, nonché alle modalità di conservazione digitale delle scritture contabili e dei documenti analogici rilevanti ai fini fiscali. L’art. 5 rinviava ad un successivo provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate l’individuazione delle modalità di trasmissione all’Amministrazione Finanziaria dell’impronta dei documenti informatici oggetto di conservazione. Si tratta sostanzialmente di un “timbro virtuale” apposto sui documenti che consente di attribuire rilevanza fiscale e permette all’Amministrazione Finanziaria di conoscere i contribuenti che hanno adottato il sistema di conservazione elettronica e poterne confrontare l'impronta in caso di verifica

Con il Provvedimento  del 25 ottobre 2010 è stata data attuazione a tale previsione normativa ed, infine, con la circolare n. 5 del 29 febbraio 2012 vengono chiariti i profili applicativi:

è stato dettagliato il processo di formazione di tale impronta; il file contenente l’archivio deve essere innanzitutto firmato digitalmente, così da ottenere un nuovo file con estensione .p7m; a quest’ultimo, poi, viene applicato un procedimento di hashing, sulla base di un algoritmo matematico (hash), solitamente in standard SHA-256, ottenendo, quindi, l’impronta dell’archivio; infine, al file firmato digitalmente deve essere applicata la marca temporale. La comunicazione da effettuare all’Agenzia delle Entrate in formato .xml deve recare sia i dati dell’impronta che quelli della marcatura temporale.

Sebbene sia opportuna la creazione di un unico archivio informatico per ogni periodo d’imposta, qualora ne siano stati creati di più, ad esempio uno per il registro IVA vendite ed uno per gli acquisti, può essere trasmessa comunque un’unica impronta (con più archivi compressi in uno) ovvero possono essere effettuate più comunicazioni aventi ad oggetto i singoli archivi. In ogni caso, devono essere sempre inviati congiuntamente sia l’impronta, firmata digitalmente da un contribuente o da un terzo nominato o delegato, sia la marca temporale (nel formato .tsr o .tst).

Il Libro Unico del Lavoro, invece, è soggetto a diversi criteri di conservazione elettronica (cfr. DM 9 luglio 2008 e circ. 36/2006).

La trasmissione dell’impronta può essere effettuata direttamente dal contribuente, utilizzando i canali Entratel Fisconline, oppure dal responsabile della conservazione – persona fisica o gestore incaricato da un ente – oppure da un intermediario abilitato alla trasmissione delle dichiarazioni dei redditi.

Deve sempre essere indicato il responsabile della conservazione incaricato per l’anno d’imposta oggetto di comunicazione e, nel caso di più responsabili per diversi archivi, occorre trasmettere impronte distinte con diversi responsabili.

Si ricorda che il termine dell’invio dell’impronta , sia per coloro che abbiano un esercizio fiscale solare  o a “cavallo”, è sempre entro il quarto mese successivo alla scadenza del termine di presentazione della dichiarazione dei redditi; pertanto, entro tale termine, devono essere trasmessi tutti gli archivi afferenti ad un intero periodo d’imposta, anche se a cavallo di due anni. Nel caso, invece, di progressiva sostituzione degli archivi cartacei relativi ai periodi pregressi, la scadenza per la trasmissione coincide con quella della prima comunicazione ordinaria ancora da effettuare, a meno che si tratti di periodi d’imposta per cui sono già decaduti i termini per l’accertamento, nel qual caso non sussiste l’obbligo di trasmissione dell’impronta (salvo, ovviamente, situazioni non ancora definite, come i contenziosi pendenti). La comunicazione, peraltro, può essere corretta soltanto una voltaentro trenta giorni dal termine di trasmissione dei dati da sostituire.

Per quanto riguarda la conservazione dei documenti analogici, non vi è un termine obbligatorio di ultimazione, basta  mantenere il cartaceo fino a che non si conclude il processo di conservazione sostitutiva. Per cui se ad esempio entro il 2011 si è  completata la scansione delle fatture cartacee ricevute nel 2010, si sarà provveduto a  trasmettere l’impronta entro gennaio 2012.

Se entro il 2011 l’azienda ha completa  la conservazione  degli anni 2009 o 2008 2007 , essa avrà inviato l’impronta relativa a questi anni (sempre a gennaio 2012).

Tuttavia si potrà ultimare  la scansione degli anni pregressi anche successivamente.  Ad esempio se si completa la sostituzione dei documenti 2009 a gennaio 2012, l’impronta verrà inviata a gennaio 2013 e così via.

Nella Circolare  è stato ricordato che, ai sensi dell’art. 2 DPR 642/1972, l’imposta di bollo sui documenti informatici è dovuta prima della messa in uso e, quindi, della prima registrazione.
L'imposta di bollo deve essere assolta secondo le modalità stabilite dall’art. 7 del DM 23 gennaio 2004, che prevede una comunicazione preventiva del numero di documenti che si andranno ad utilizzare nell’anno solare, con il versamento della relativa imposta, ed una a consuntivo entro il 31 gennaio dell’anno successivo, con versamento o rimborso a conguaglio. A regime, tuttavia, potrà essere effettuata una sola comunicazione per anno solare. 

Infine, solo le fatture elettroniche possono essere conservate su server esteri, mentre tutti gli altri documenti fiscali devono essere conservati su supporti magnetici, ottici o server collocati in Italia.


Stampato il 22/07/2019 alle 20.04
http://guide.directio.it/guide-interattive/guida-adempimenti-pmi/indice/le-prime-scelte/05-la-scelta-del-regime-contabile.aspx